Donna di poca fede

La solita giornata uggiosa – da qualche tempo è ormai la regola – con l’aggiunta di una brutta tendinite, mettono a dura prova il mio umore. Il tocco finale, per classificare questa giornata come veramente fastidiosa, va alle solite perle piovute dal Vaticano. Badate bene, non frasi qualunque, bensì un anteprima del messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (che sarà celebrata il primo gennaio 2013).

Chi di voi per anni si è arrovellato sul perché le guerre affliggessero molti popoli della terra, da oggi può dormire sonni tranquilli.  Problema risolto. Tutta colpa dei gay che hanno l’ardire di voler equiparare la loro unione a quella tra uomo e donna, ignare del fatto che sono “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”. “La struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla propria destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”, afferma Benedetto XVI. “Questi princìpi – spiega il Pontefice – non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità”. Ovviamente fanno la loro grande comparsa tra i mali del mondo anche l’aborto e l’eutanasia. E’ chiaramente risaputo che chi è favorevole a queste pratiche non ha chiaramente rispetto per la vita e va in giro ad ammazzare persone e anelare qualche conflitto mondiale.

Mi chiedo, forse per colpa dello stato pre- mestruale: ma per quale motivo un vecchietto che va in giro in camicia da notte, dovrebbe avere la presunzione di dettare dictat morali e parlare a nome dell’umanità? Ora definire addirittura gli omosessuale una grave ferita inflitta alla pace mi sembra leggermente da stronzi bigotti. Va bene la libertà di pensiero, ma ci dovrebbe essere un limite alla decenza. Questa è discriminazione bella e buona. Ed il Vaticano se ne intende, ha alle spalle anni ed anni di persecuzioni di cui andare fiero. Però non c’è da temere, magari tra qualche migliaio di anni faranno delle pubbliche scuse a tutta la comunità gay, a tutte le donne che solo per aver abortio vengono paragonate a Satana e a tutti quei malati  terminali che chiedono di morire con un pochino di dignità, chiaramenti persone spregevoli che mettono a rischio la pace nel mondo.

Fortuna che l’uomo in bianco disceso dal cielo mi ha illuminato,  per anni ho creduto che le guerre fossero la diretta conseguenza dell’assoluta incapacità dell’uomo di vivere in pace  nel nome di interessi economici a nove zeri di cui il Vaticano ignora l’esistenza.

Sono proprio una donna di poca fede.

 

Un giorno di pioggia

L’ennesima giornata di pioggia.
Seduta sul mio comodissimo divano bianco, con il pc in grembo, guardo fuori dalla finestra del mio studio. Lo sguardo fisso sul cielo grigio, come se mi aspettassi di trovare da qualche parte la voglia di lavorare che oggi proprio non ho.
Articoli da revisionare, dati da controllare, pianificare il lavoro del nuovo anno. Dovrei decisamente lavorare.
Le temperature sono scese veramente troppo in fretta, il maglione taglia extra-large che porto sopra ad un improbabile felpa rosa di ciniglia ne è la prova.
“Non tergiversare, concentrati. “
Non c’è niente da fare: questa settimana è iniziata con il piede sbagliato. Non so, se già l’ho detto da qualche parte, ma sono una dottoranda in biologia.
Il sogno di una vita che si realizza. Ma come tutti i sogni, quando li si vive non sono mai come uno se li aspetta.
Passi per il constante stato di precarietà e per la scarsità di fondi con i quali siamo costretti a lavorare. Le paranoie, quelle, proprio mi mandano fuori di testa.
Una cosa che nessuno ti dice quando frequenti l’università è che i laboratori non solo il luogo in cui tu biologo in erba, puoi trovare la tua massima realizzazione dando corpo alle tue idee e realizzare la ricerca del secolo. Ma sono soprattutto un covo di pazzi psicotici con la mania del controllo, che vivono nell’incubo costante che qualcuno manometta i loro strumenti ed il loro lavoro.
Quando parlo di psicosi non sto usando un termine improprio o esagerato, anzi mi riferisco proprio alla buona vecchia paranoia con tendenze persecuzioniste che non ha eguali. La cosa più triste è quando a farlo sono alcune delle menti che reputavi più brillanti.
E’ proprio in questi momenti che tu, convinta atea, ti trovi a pregare per il Dio dei ricercatori e speri con tutte le tue forze di non diventare anche tu così.
Chicchi di grandine grossa come noci stanno venendo giù a più non posso: che sia un segno?

Io amo il mio lavoro

E’ Agosto e l’estate mi è proprio volata tra le mani.
Gossip improbabili per riempire le pagine dei giornali, tutti in macchina nei week-end per guadagnarsi il proprio lembo di spiaggia, caccia all’ultimo last minute per ricaricare un poco le batterie, i conti di fine mese. Quelli proprio non tornano mai.
Il paese è deserto, in lontananza le voci dei pochi turisti in visita all’unica attrazione del paese,mi ricordano che c’è effettivamente vita su Marte. Il loro passaggio è talmente rapido che sembrano quasi irreali.
Li osservi è pensi che un bel viaggetto lo faresti volentieri, nel frattempo un caffè doppio prima di andare a lavoro. Per te ancora niente ferie. In realtà tu adori il tuo lavoro, hai fatto i salti mortali per arrivare dove sei. La stanchezza inizia a farsi sentire, ma non mollare ricorda:” tu ami il tuo lavoro”.

Guardi l’orologio e ti imponi di accelerare il rito del risveglio, oggi devi coprire i turni dei tuoi colleghi che sono in ferie.

Ricorda tu ami il tuo lavoro.

Fai due rapidi conti e devi lavorare praticamente tutto agosto, ma tu ami il tuo lavoro.
Squilla il telefono e l’operazione che stai organizzando da quasi due mesi salta per l’ennesima volta.
Riappendi il telefono, fai un respiro profondo e mentre cerchi un last minute per Santorini ti ricordi quanto ami il tuo lavoro.

Le foglie

Sei li seduta.

Ti guardi attorno, dovresti sentirti diversa. Ti muovi nel mondo sempre nel medesimo modo. Bevi il solito caffè nero, fai le solite faccende, guardi le solite riviste, vai nei soliti negozi. Niente. Cambi il colore delle tende. Arancione.

Forse una nuova luce, un nuovo colore. La prospettiva diversa, magari, forse. Niente tutto uguale. Stesse inquietudini. Stessa voglia di spaccare il mondo, stessa paura che tutto vada storto.

Il vento fuori soffia forte, i rami si piegano così tanto che sembrano implorare il tuo aiuto. Le foglie danzano sull’asfalto nero e freddo. Anche loro sono sole, girano in un vortice, non possono opporsi.

Tu sei li con la tua voglia di fuggire, di cucinare un nuovo piatto di gettarti in una nuova vita.

Una nuova sigaretta, il fumo ti picchia in gola. Per un poco non pensi a nulla. Poi ti siedi fissi lo schermo nero dalla televisione. Cosa dovresti fare ora. Ti avevano detto che ti saresti sentita diversa piena di energie.

Sei solo arrabbiata. Le solite voci amiche, quelle che sanno, cercano di incoraggiarti, di farti capire quanto chi doveva giudicarti sia stato piccolo e provinciale. Tu sai che è vero. Ma quella rabbia, quel morso allo stomaco.

Dov’è il carro della vittoria che ti avevano promesso?

Tu sola immobile  aspettando che  uno tsunami ti travolga  in piena. Dove è andata la tua solita grinta in quei quaranta minuti?

Non c’è gloria non c’è soddisfazione. C’è solo tanta rabbia.

Il vento continua a soffiare, le foglie continuano a danzare. Lui forte le sparpaglia le fa cadere, loro saltano da una parte all’altra ma mai si rompono. Cadono, si bagnano ma mai si spezzano.

Le foglie.

L’isola che non c’è

E’ sabato sera, dopo una settimana di lavoro totale mi concedo una serata fuori con il mio compagno.

Partimo dalle basi: ceretta, trucco e parruco.

Credetimi dopo una settimana passata a vestirsi con un occhio mezzo chiudo e mezzo aperto, confidando che le cose che ti capitano tra le mani, prima del caffè, siano compatibili.La cerettà è una grande rivoluzione.

Decisamente pronta ad uscire, dopo un giro di perlustrazione tra le viette del centro, optiamo per un ristorantino giapponese lungo mare. La serata appare prefetta: brezza che scompiglia i capelli, compagnia fantastica, buon vino e poi l disastro.

Presi dalla nostra idilliaca fuga dalla realtà non avevamo fatto i conti con la notte bianca: primo giorno di saldi.

Frotte di persone accalcate per strada davanti ai negozi, neanche dovessero prendere l’ultima razione di pane o di droga, scegliete come meglio vi aggrada. Il mio fastido per le masse di persone ululanti davanti ad un borsetta al 40% di sconto stava diventando veramente molesto, il  viso rilassato si tende decisamente  un poco troppo. Era il momento di decidere, ed in fretta.

Fuga verso il mare, quello un po’ fuori dalla città, quello in cui puoi camminare sentendo i tuoi pensieri e la voce di chi ti è vicino.

Parcheggiamo non tanto lontano dal lungo mare, ci incamminiamo. Il mare, le stelle il buio.E? tutto perfetto.

Un baracchino con della birrà fresca lo rende magico. Non un baracchino qualunque, ma uno piovuto direttamente dagli anni settanta, gente sdraiata per terra che beve fuma e fa musica. Calma e serenità ciò che mi trasmettono.

Ora si che ci siamo è la serata perfetta. Io e te nell’isola che non c’è.

I lavori domestici nuociono alla salute

Sembrava una giornata magnifica, il sole alto , la sveglia più tardi del solito, il mio fantastico compagno che mi da il buon giorno con una tazza caffè  fumante e poi la catastrofe.

Colta da un raptus casalingo compulsivo, decido di lavare il nostro copri-divano. Due mesi fa lo avevo macchiato con due simpatiche macchie di ceretta: non fate la cera nei pressi di un divano bianco!

C’era il sole ed era la giornata ideale per il grande evento su cui meditavo da giorni. Come no. Non date mai retta a chi vi dice :”tranquilla se spingi tutto nella lavatrice con un poco più di forza non succede nulla, io l’ho fatto”. Dopo un  corpo a corpo con il mio compagno, il copri-divano, era entrato nella macchina infernale. Cestello chiuso a mo di capsula spaziale, azioniamo il programma. Speranzosi stiamo a guardare ,sembra procedere bene, ma poi la macchina emette uno strano latrato e si accascia su se stessa.

Partono le manovre per rianimarla la liberiamo dal liquido in eccesso con un programma di fortuna. L’oblò si apre come  molla  e finalmente libero sembra tirare un sospiro di sollievo. L’ardua decisione: ormai è bagnato ed insaponato decido di continuare l’operazione ” pulizia a tutti i costi” nella vasca da bagno. L’avventura non è finita, ora come dovremmo fare per strizzarlo e stenderlo senza creare una sorta di cascata dal balcone con annessa ira dei condomini?

Credo sarebbe stato decisamente meno impegnativo portarlo in lavanderia, uffa.

Che stress!

Così

labbra

Ciao mondo, o almeno una parte di esso 🙂

sto qui davanti a schermo e tastiera con l’intento di raccontare qualche tremenda disavventura e magari descrivere qualche megattera del mio laboratorio. Purtroppo mi spiace deludervi, niente storie del genere.

Chiamiamolo destino, ma subito dopo che ho scritto il post in cui dichiaravo intenti bellici,  per cause tecniche con le quali proprio non vi voglio annoiare, sono ritornata al mio vecchio laboratorio che paragonato all’inferno in cui ero sembra l’anticamera dell’Eden.

Però non bisogna cantar vittoria le vecchie megere affilano le unghie ed io sto cercando di incanalare tutta l’energia positiva che posso per preparami ad affrontare l’Ade.

Umorismo a parte è veramente un bel periodo, tra poco diventerò zia e non vedo l’ora di conoscere questo nuovo esserino. Quindi che Amelia e Maga Magò si divertano pure, non riusciranno a farmi vedere questo anno come meno bello, Berlusconi a parte. Ma questa è un altra storia. Oggi c’è il sole e non voglio arrabbiarmi, quindi mi chiudo del mio eremo di biberon e pannolini e penserò domani a quanto l’Italia stia cadendo in basso.

Becitos

A volte ritornano

diario-1

Come quando ritorni da un lungo viaggio porti con te tanti ricordi, racconti per gli amici, una valigia piena di panni sposchi e regalini che ti ricordino che lì tu si ci sei proprio stato.

Io non sono veramente partita, non ho preso nessun aereo ne comperato nessun biglietto. Non ho strorie emozionanti da raccontare, al massimo potrei raccontare le mie traversie in università ed in laboratorio. Come però mi è stato fatto notare da una persona saggia, ne parlo già  un po’ troppo e diciamolo rompo anche le palle. A chi importa delle mie traversie con un gruppo di isteriche represse, probabilmete senza vita sessuale.

Ops l’ho fatto di nuovo, sto diventando proprio un’ arpia. Però com’ è liberatorio, perchè diciamolo la palestra è un tocca sana per lo stress, ma che fatica!

Allora si magari potrei condividerlo con voi un diario di bordo di una ricercatrice dell’alto Lazio alla conquista del Nord -Est e alla prese con il precariato. Che tanto ci piace perchè movimenta la nostra vita e non ci fa annoiare mai.

Quindi si , se avete  voglia di starmi e sentire e farvi quattro risate ne possiamo parlare. Se avete meglio da fare buon per voi per lo meno non farete finta di ascoltarmi ne mi sentirò  in colpa per aver parlato troppo ed aver monopolizzato il vostro tempo e le vostre energie.

Ora devo andare mi aspetta un nuovo corpo a corpo in laboratorio, problemi con i preventivi per una ricerca che di sicuro cambierà le sorti dell’umanità (ma de chè).

Mi raccomando buona vità a tutti, il sole è alto l’aria e calda quindi già metà del lavoro è fatto.

Così è se vi pare

Ultimamente i fine settimana stanno diventando una battaglia al disordine accumulato durante la settimana.

Con il mio compagno ci armiamo di aspirapolvere, piumino e spazzolone. L’ardua lotta si svolge per tutta la mattina: bagno da pulire, polvere da catturare, bucato da fare lenzuola da cambiare.

Il tutto farcito da scherzi, chiacchiere e l’immancabile colonna sonora.

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