

Io amo il mio lavoro
Scritto da Fra in Di tutto di più
E’ Agosto e l’estate mi è proprio volata tra le mani.
Gossip improbabili per riempire le pagine dei giornali, tutti in macchina nei week-end per guadagnarsi il proprio lembo di spiaggia, caccia all’ultimo last minute per ricaricare un poco le batterie, i conti di fine mese. Quelli proprio non tornano mai.
Il paese è deserto, in lontananza le voci dei pochi turisti in visita all’unica attrazione del paese,mi ricordano che c’è effettivamente vita su Marte. Il loro passaggio è talmente rapido che sembrano quasi irreali.
Li osservi è pensi che un bel viaggetto lo faresti volentieri, nel frattempo un caffè doppio prima di andare a lavoro. Per te ancora niente ferie. In realtà tu adori il tuo lavoro, hai fatto i salti mortali per arrivare dove sei. La stanchezza inizia a farsi sentire, ma non mollare ricorda:” tu ami il tuo lavoro”.
Guardi l’orologio e ti imponi di accelerare il rito del risveglio, oggi devi coprire i turni dei tuoi colleghi che sono in ferie.
Ricorda tu ami il tuo lavoro.
Fai due rapidi conti e devi lavorare praticamente tutto agosto, ma tu ami il tuo lavoro.
Squilla il telefono e l’operazione che stai organizzando da quasi due mesi salta per l’ennesima volta.
Riappendi il telefono, fai un respiro profondo e mentre cerchi un last minute per Santorini ti ricordi quanto ami il tuo lavoro.
leggi commenti (1)Le foglie
Scritto da Fra in Donne sull'orlo di una crisi di nervi
Sei li seduta.
Ti guardi attorno, dovresti sentirti diversa. Ti muovi nel mondo sempre nel medesimo modo. Bevi il solito caffè nero, fai le solite faccende, guardi le solite riviste, vai nei soliti negozi. Niente. Cambi il colore delle tende. Arancione.
Forse una nuova luce, un nuovo colore. La prospettiva diversa, magari, forse. Niente tutto uguale. Stesse inquietudini. Stessa voglia di spaccare il mondo, stessa paura che tutto vada storto.
Il vento fuori soffia forte, i rami si piegano così tanto che sembrano implorare il tuo aiuto. Le foglie danzano sull’asfalto nero e freddo. Anche loro sono sole, girano in un vortice, non possono opporsi.
Tu sei li con la tua voglia di fuggire, di cucinare un nuovo piatto di gettarti in una nuova vita.
Una nuova sigaretta, il fumo ti picchia in gola. Per un poco non pensi a nulla. Poi ti siedi fissi lo schermo nero dalla televisione. Cosa dovresti fare ora. Ti avevano detto che ti saresti sentita diversa piena di energie.
Sei solo arrabbiata. Le solite voci amiche, quelle che sanno, cercano di incoraggiarti, di farti capire quanto chi doveva giudicarti sia stato piccolo e provinciale. Tu sai che è vero. Ma quella rabbia, quel morso allo stomaco.
Dov’è il carro della vittoria che ti avevano promesso?
Tu sola immobile aspettando che uno tsunami ti travolga in piena. Dove è andata la tua solita grinta in quei quaranta minuti?
Non c’è gloria non c’è soddisfazione. C’è solo tanta rabbia.
Il vento continua a soffiare, le foglie continuano a danzare. Lui forte le sparpaglia le fa cadere, loro saltano da una parte all’altra ma mai si rompono. Cadono, si bagnano ma mai si spezzano.
Le foglie.
L’isola che non c’è
Scritto da Fra in Il mondo che vorrei
E’ sabato sera, dopo una settimana di lavoro totale mi concedo una serata fuori con il mio compagno.
Partimo dalle basi: ceretta, trucco e parruco.
Credetimi dopo una settimana passata a vestirsi con un occhio mezzo chiudo e mezzo aperto, confidando che le cose che ti capitano tra le mani, prima del caffè, siano compatibili.La cerettà è una grande rivoluzione.
Decisamente pronta ad uscire, dopo un giro di perlustrazione tra le viette del centro, optiamo per un ristorantino giapponese lungo mare. La serata appare prefetta: brezza che scompiglia i capelli, compagnia fantastica, buon vino e poi l disastro.
Presi dalla nostra idilliaca fuga dalla realtà non avevamo fatto i conti con la notte bianca: primo giorno di saldi.
Frotte di persone accalcate per strada davanti ai negozi, neanche dovessero prendere l’ultima razione di pane o di droga, scegliete come meglio vi aggrada. Il mio fastido per le masse di persone ululanti davanti ad un borsetta al 40% di sconto stava diventando veramente molesto, il viso rilassato si tende decisamente un poco troppo. Era il momento di decidere, ed in fretta.
Fuga verso il mare, quello un po’ fuori dalla città, quello in cui puoi camminare sentendo i tuoi pensieri e la voce di chi ti è vicino.
Parcheggiamo non tanto lontano dal lungo mare, ci incamminiamo. Il mare, le stelle il buio.E? tutto perfetto.
Un baracchino con della birrà fresca lo rende magico. Non un baracchino qualunque, ma uno piovuto direttamente dagli anni settanta, gente sdraiata per terra che beve fuma e fa musica. Calma e serenità ciò che mi trasmettono.
Ora si che ci siamo è la serata perfetta. Io e te nell’isola che non c’è.
I lavori domestici nuociono alla salute
Scritto da Fra in Donne sull'orlo di una crisi di nervi
Sembrava una giornata magnifica, il sole alto , la sveglia più tardi del solito, il mio fantastico compagno che mi da il buon giorno con una tazza caffè fumante e poi la catastrofe.
Colta da un raptus casalingo compulsivo, decido di lavare il nostro copri-divano. Due mesi fa lo avevo macchiato con due simpatiche macchie di ceretta: non fate la cera nei pressi di un divano bianco!
C’era il sole ed era la giornata ideale per il grande evento su cui meditavo da giorni. Come no. Non date mai retta a chi vi dice :”tranquilla se spingi tutto nella lavatrice con un poco più di forza non succede nulla, io l’ho fatto”. Dopo un corpo a corpo con il mio compagno, il copri-divano, era entrato nella macchina infernale. Cestello chiuso a mo di capsula spaziale, azioniamo il programma. Speranzosi stiamo a guardare ,sembra procedere bene, ma poi la macchina emette uno strano latrato e si accascia su se stessa.
Partono le manovre per rianimarla la liberiamo dal liquido in eccesso con un programma di fortuna. L’oblò si apre come molla e finalmente libero sembra tirare un sospiro di sollievo. L’ardua decisione: ormai è bagnato ed insaponato decido di continuare l’operazione ” pulizia a tutti i costi” nella vasca da bagno. L’avventura non è finita, ora come dovremmo fare per strizzarlo e stenderlo senza creare una sorta di cascata dal balcone con annessa ira dei condomini?
Credo sarebbe stato decisamente meno impegnativo portarlo in lavanderia, uffa.
Che stress!
Così
Scritto da Fra in Donne sull'orlo di una crisi di nervi

Ciao mondo, o almeno una parte di esso
sto qui davanti a schermo e tastiera con l’intento di raccontare qualche tremenda disavventura e magari descrivere qualche megattera del mio laboratorio. Purtroppo mi spiace deludervi, niente storie del genere.
Chiamiamolo destino, ma subito dopo che ho scritto il post in cui dichiaravo intenti bellici, per cause tecniche con le quali proprio non vi voglio annoiare, sono ritornata al mio vecchio laboratorio che paragonato all’inferno in cui ero sembra l’anticamera dell’Eden.
Però non bisogna cantar vittoria le vecchie megere affilano le unghie ed io sto cercando di incanalare tutta l’energia positiva che posso per preparami ad affrontare l’Ade.
Umorismo a parte è veramente un bel periodo, tra poco diventerò zia e non vedo l’ora di conoscere questo nuovo esserino. Quindi che Amelia e Maga Magò si divertano pure, non riusciranno a farmi vedere questo anno come meno bello, Berlusconi a parte. Ma questa è un altra storia. Oggi c’è il sole e non voglio arrabbiarmi, quindi mi chiudo del mio eremo di biberon e pannolini e penserò domani a quanto l’Italia stia cadendo in basso.
Becitos
A volte ritornano
Scritto da Fra in Donne sull'orlo di una crisi di nervi

Come quando ritorni da un lungo viaggio porti con te tanti ricordi, racconti per gli amici, una valigia piena di panni sposchi e regalini che ti ricordino che lì tu si ci sei proprio stato.
Io non sono veramente partita, non ho preso nessun aereo ne comperato nessun biglietto. Non ho strorie emozionanti da raccontare, al massimo potrei raccontare le mie traversie in università ed in laboratorio. Come però mi è stato fatto notare da una persona saggia, ne parlo già un po’ troppo e diciamolo rompo anche le palle. A chi importa delle mie traversie con un gruppo di isteriche represse, probabilmete senza vita sessuale.
Ops l’ho fatto di nuovo, sto diventando proprio un’ arpia. Però com’ è liberatorio, perchè diciamolo la palestra è un tocca sana per lo stress, ma che fatica!
Allora si magari potrei condividerlo con voi un diario di bordo di una ricercatrice dell’alto Lazio alla conquista del Nord -Est e alla prese con il precariato. Che tanto ci piace perchè movimenta la nostra vita e non ci fa annoiare mai.
Quindi si , se avete voglia di starmi e sentire e farvi quattro risate ne possiamo parlare. Se avete meglio da fare buon per voi per lo meno non farete finta di ascoltarmi ne mi sentirò in colpa per aver parlato troppo ed aver monopolizzato il vostro tempo e le vostre energie.
Ora devo andare mi aspetta un nuovo corpo a corpo in laboratorio, problemi con i preventivi per una ricerca che di sicuro cambierà le sorti dell’umanità (ma de chè).
Mi raccomando buona vità a tutti, il sole è alto l’aria e calda quindi già metà del lavoro è fatto.
Blog in pausa di riflessione
Scritto da Fra in Donne sull'orlo di una crisi di nervi
Il lavoro e lo studio assorbono tutte le mie energie mentali, ci vedremo in acque più calme e in tempi più favorevoli.
Un abbraccio a tutti

Così è se vi pare
Scritto da Fra in scatti di vita
Ultimamente i fine settimana stanno diventando una battaglia al disordine accumulato durante la settimana.
Con il mio compagno ci armiamo di aspirapolvere, piumino e spazzolone. L’ardua lotta si svolge per tutta la mattina: bagno da pulire, polvere da catturare, bucato da fare lenzuola da cambiare.
Il tutto farcito da scherzi, chiacchiere e l’immancabile colonna sonora.

Ricordando perchè
Scritto da Fra in Italian history X
ALLE FRONDE DEI SALICI
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)

Laboriosità operaia
Scritto da Fra in Follie preferenziali

Dalle tende arancioni e blu filtra un raggio di sole ambasciatore di una buona giornata.
Il mio umore, se pur pessimo prima del solito salvifico caffè, accenna ad uno sprizzo di gioia. Giornata piena quella di oggi: lezioni fino alle 18:00 e nella pausa pranzo dovrei ultimare i dati per un articolo.
Quel raggio di sole, sempre più ammaliatore mi incanta con i suoi giochi di luce mattutini. Una strana idea mi balza per la testa.
La parte di me dedita al lavoro e al dovere mi ammonisce. Vedo i miei genitori teletrasportarsi da 800km di distanza e rimproverarmi a proposito del sacrificio, del lavoro, serietà ed orgoglio operaio.
La stanchezza accumulata nell’ultimo anno fa da contrappeso alla bilancia dei doveri.
Decisamente troppo bella questa giornata per vederla tramontare da un laboratorio.
Il mio compagno sta mettendo sul fuoco la moka, borbottando contro i soliti incontrollabili schizzi di caffè sparsi sul fornello.
Lampo di genio. Ci serve decisamente una pausa. Uno strano sorriso ammaliatore si stampa sul mio viso e con l’aiuto di una doccia calda lo convinco ad una giornata di stop.
Non so se abbia avuto la meglio lo stress o il mio incredibile charme, sta di fatto che una bella passeggiata al mare non potrà impedirmela nemmeno il nuvolone che vedo all’orizzonte.

