E poi


Non mi perdo in inutili preamboli, sto tutto il giorno tra libri, lavoro, esami, corsi e la sera sono talmente stanca che non riesco neanche ad accendere il pc.

Nonostante lo stordimento,  i sensi sono all’erta.

Sguardo perso tra le nuvole, jeans, il solito maglioncino colorato, capelli spettinati , borsa gigante in spalla ed infine scarpe da ginnastica. Accessorio indispensabile, date le mie giornate vissute all’ultimo minuto. “Corri, sei in ritardo!”

Io corro, corro ed osservo. Osservo e mi chiedo cosa pensa la signora dai capelli rossi in fila di fronte a me al supermercato. E’ vestita come una pin up, capelli perfetti , unghie spezzate e mani rovinate; è indecisa se prendere il prosciutto o le merendine. Oggi follie, giorno di sconti, vada per tutte e due.

E’ il re del mondo, l’uomo che è in piedi davanti a me sul bus. Valigetta griffatta, iPod in azione e sguardo fiero di chi non si abbassa al nostro livello, schifosi pendolari straccioni.

C’è il signore dai capelli d’argento che incontro tutte le mattine mentre vado in Riserva. E’ solo, triste, con gli occhi velati di chi ha scritto molte pagine della propria storia. Guarda il mare e sorride, ricorda quando da bambino ad imparato a rimanere a galla. Proprio lì.

C’è la signora cinquantenne, che parla al telefono con un’amica. Con le lacrime agli occhi vorrebbe una tregua dalla  figlia 15enne. Troppi pensieri, troppa cattiveria, troppa strafottenza.

E poi ci sono due signore impellicciate che hanno tanta paura di uscire la sera, non sono più tempi sicuri. Nel dirlo alzano gli occhi e guardano Meriam. La ragazza con il velo. La incontro spesso perché lavora alla Sissa, un centro per cervelloni, ma le signore sono troppo prese dalle loro pellicce coperte di naftalina per darle la dovuta importanza.

Poi c’è Federico. Sono le cinque e torna a casa dopo un turno massacrante. Vuole solo andare a casa e sedersi davanti la tv, magari con una birra fresca.

Poi c’è  Chiara, non sa ancora parlare ma mi sorride tendendomi le braccine. Sono di ritorno dal lavoro, veramente distrutta, ma quegli occhi limpidi mi illuminano il cuore.

E poi ci sono io, penso all’esame che forse non passerò. Penso a Veltroni che si è dimesso (Ma perché, si era candidato?) Penso che nel 2009 dobbiamo ancora sentir parlare di omofobia a San Remo.

Penso .

La mia fermata, è ora di scendere.



3 Commenti per “E poi”

  1. l'incarcerato Says:

    Scrivi raramente, ma quando lo fai vedo sempre poesia nei tuoi scritti e sono duraturi…

    Un grosso abbraccio!!

  2. kleys Says:

    bellissime le tue descrizioni…
    e bellissimo leggere le tue parole, mi rendono un po’ di speranza nel futuro di questa italia…

    un bacio
    e in bocca al lupo per l’esame!

  3. betta Says:

    http://elikes4.blogspot.com/ ciao fra!!come promesso ecco il link del mio blog
    un bacio,betta

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