It’s not possible


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Danza  rituale nel mettermi un paio di jeans al volo, seguiti dal solito maglioncino scollo a v e scarpe da tennis. Passo distrattamente davanti al minuscolo specchio di un altrettanto minuscolo bagno.

Il pallore del mio viso, solitamente olivastro, mi fa soffermare qualche minuto in più su un volto che mi guarda e che non riconosco. Due grandi occhi color nocciola mi guardano, quasi imbarazzata distolgo lo sguardo e sorrido. Alle volte dimentico di essere una donna sull’orlo dei trenta.

Da eterna adolescente non mi riconosco in questo corpo da donna.

Falsa ingenuità coperta da un filo di fard e matita nera.

Le occhiaie, regalo di una notte brava, mi riportano a quando tutti i sabati non rincasavo prima dell’alba. Scarpe in mano cercando di non svegliare i miei nella stanza di fianco alla mia. La luce che puntuale si accendeva non appena infilata la chiave nella serratura.

“Quando vivrò per conto mio sarà tutto diverso”.

Ora ho 27 anni, vivo ad 800 km dai miei genitori.
E la sera crollo nel letto dopo una giornata di studio e lavoro.

Buffo, no?

L’altra sera sono uscita con degli amici. Qualche birra, una sigaretta e si sono fatte le tre.

Il risveglio. Il caffè. Tanto caffè.

Un viso pallido mi osserva ancora dallo specchio con quel suo sottile alone grigio sotto gli occhi.

It’s not possible.

Correttore. Fard. Lucidalabbra.

Il risultato non è male.

Infilo il cappotto e torno ad essere una donna adolescente.



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