L’isola che non c’è


E’ sabato sera, dopo una settimana di lavoro totale mi concedo una serata fuori con il mio compagno.

Partimo dalle basi: ceretta, trucco e parruco.

Credetimi dopo una settimana passata a vestirsi con un occhio mezzo chiudo e mezzo aperto, confidando che le cose che ti capitano tra le mani, prima del caffè, siano compatibili.La cerettà è una grande rivoluzione.

Decisamente pronta ad uscire, dopo un giro di perlustrazione tra le viette del centro, optiamo per un ristorantino giapponese lungo mare. La serata appare prefetta: brezza che scompiglia i capelli, compagnia fantastica, buon vino e poi l disastro.

Presi dalla nostra idilliaca fuga dalla realtà non avevamo fatto i conti con la notte bianca: primo giorno di saldi.

Frotte di persone accalcate per strada davanti ai negozi, neanche dovessero prendere l’ultima razione di pane o di droga, scegliete come meglio vi aggrada. Il mio fastido per le masse di persone ululanti davanti ad un borsetta al 40% di sconto stava diventando veramente molesto, il  viso rilassato si tende decisamente  un poco troppo. Era il momento di decidere, ed in fretta.

Fuga verso il mare, quello un po’ fuori dalla città, quello in cui puoi camminare sentendo i tuoi pensieri e la voce di chi ti è vicino.

Parcheggiamo non tanto lontano dal lungo mare, ci incamminiamo. Il mare, le stelle il buio.E? tutto perfetto.

Un baracchino con della birrà fresca lo rende magico. Non un baracchino qualunque, ma uno piovuto direttamente dagli anni settanta, gente sdraiata per terra che beve fuma e fa musica. Calma e serenità ciò che mi trasmettono.

Ora si che ci siamo è la serata perfetta. Io e te nell’isola che non c’è.



Un commento per “L’isola che non c’è”

  1. Gianfranco Says:

    Un bel sabato sera indubbiamente.
    Ciao Francesca, bentornata e buon weekend.
    Gianfranco.

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