

Archivio di 'Donne sull'orlo di una crisi di nervi'
Le foglie
Author: Fra
Sei li seduta.
Ti guardi attorno, dovresti sentirti diversa. Ti muovi nel mondo sempre nel medesimo modo. Bevi il solito caffè nero, fai le solite faccende, guardi le solite riviste, vai nei soliti negozi. Niente. Cambi il colore delle tende. Arancione.
Forse una nuova luce, un nuovo colore. La prospettiva diversa, magari, forse. Niente tutto uguale. Stesse inquietudini. Stessa voglia di spaccare il mondo, stessa paura che tutto vada storto.
Il vento fuori soffia forte, i rami si piegano così tanto che sembrano implorare il tuo aiuto. Le foglie danzano sull’asfalto nero e freddo. Anche loro sono sole, girano in un vortice, non possono opporsi.
Tu sei li con la tua voglia di fuggire, di cucinare un nuovo piatto di gettarti in una nuova vita.
Una nuova sigaretta, il fumo ti picchia in gola. Per un poco non pensi a nulla. Poi ti siedi fissi lo schermo nero dalla televisione. Cosa dovresti fare ora. Ti avevano detto che ti saresti sentita diversa piena di energie.
Sei solo arrabbiata. Le solite voci amiche, quelle che sanno, cercano di incoraggiarti, di farti capire quanto chi doveva giudicarti sia stato piccolo e provinciale. Tu sai che è vero. Ma quella rabbia, quel morso allo stomaco.
Dov’è il carro della vittoria che ti avevano promesso?
Tu sola immobile aspettando che uno tsunami ti travolga in piena. Dove è andata la tua solita grinta in quei quaranta minuti?
Non c’è gloria non c’è soddisfazione. C’è solo tanta rabbia.
Il vento continua a soffiare, le foglie continuano a danzare. Lui forte le sparpaglia le fa cadere, loro saltano da una parte all’altra ma mai si rompono. Cadono, si bagnano ma mai si spezzano.
Le foglie.
read comments (0)I lavori domestici nuociono alla salute
Author: Fra
Sembrava una giornata magnifica, il sole alto , la sveglia più tardi del solito, il mio fantastico compagno che mi da il buon giorno con una tazza caffè fumante e poi la catastrofe.
Colta da un raptus casalingo compulsivo, decido di lavare il nostro copri-divano. Due mesi fa lo avevo macchiato con due simpatiche macchie di ceretta: non fate la cera nei pressi di un divano bianco!
C’era il sole ed era la giornata ideale per il grande evento su cui meditavo da giorni. Come no. Non date mai retta a chi vi dice :”tranquilla se spingi tutto nella lavatrice con un poco più di forza non succede nulla, io l’ho fatto”. Dopo un corpo a corpo con il mio compagno, il copri-divano, era entrato nella macchina infernale. Cestello chiuso a mo di capsula spaziale, azioniamo il programma. Speranzosi stiamo a guardare ,sembra procedere bene, ma poi la macchina emette uno strano latrato e si accascia su se stessa.
Partono le manovre per rianimarla la liberiamo dal liquido in eccesso con un programma di fortuna. L’oblò si apre come molla e finalmente libero sembra tirare un sospiro di sollievo. L’ardua decisione: ormai è bagnato ed insaponato decido di continuare l’operazione ” pulizia a tutti i costi” nella vasca da bagno. L’avventura non è finita, ora come dovremmo fare per strizzarlo e stenderlo senza creare una sorta di cascata dal balcone con annessa ira dei condomini?
Credo sarebbe stato decisamente meno impegnativo portarlo in lavanderia, uffa.
Che stress!
Così
Author: Fra

Ciao mondo, o almeno una parte di esso
sto qui davanti a schermo e tastiera con l’intento di raccontare qualche tremenda disavventura e magari descrivere qualche megattera del mio laboratorio. Purtroppo mi spiace deludervi, niente storie del genere.
Chiamiamolo destino, ma subito dopo che ho scritto il post in cui dichiaravo intenti bellici, per cause tecniche con le quali proprio non vi voglio annoiare, sono ritornata al mio vecchio laboratorio che paragonato all’inferno in cui ero sembra l’anticamera dell’Eden.
Però non bisogna cantar vittoria le vecchie megere affilano le unghie ed io sto cercando di incanalare tutta l’energia positiva che posso per preparami ad affrontare l’Ade.
Umorismo a parte è veramente un bel periodo, tra poco diventerò zia e non vedo l’ora di conoscere questo nuovo esserino. Quindi che Amelia e Maga Magò si divertano pure, non riusciranno a farmi vedere questo anno come meno bello, Berlusconi a parte. Ma questa è un altra storia. Oggi c’è il sole e non voglio arrabbiarmi, quindi mi chiudo del mio eremo di biberon e pannolini e penserò domani a quanto l’Italia stia cadendo in basso.
Becitos
A volte ritornano
Author: Fra

Come quando ritorni da un lungo viaggio porti con te tanti ricordi, racconti per gli amici, una valigia piena di panni sposchi e regalini che ti ricordino che lì tu si ci sei proprio stato.
Io non sono veramente partita, non ho preso nessun aereo ne comperato nessun biglietto. Non ho strorie emozionanti da raccontare, al massimo potrei raccontare le mie traversie in università ed in laboratorio. Come però mi è stato fatto notare da una persona saggia, ne parlo già un po’ troppo e diciamolo rompo anche le palle. A chi importa delle mie traversie con un gruppo di isteriche represse, probabilmete senza vita sessuale.
Ops l’ho fatto di nuovo, sto diventando proprio un’ arpia. Però com’ è liberatorio, perchè diciamolo la palestra è un tocca sana per lo stress, ma che fatica!
Allora si magari potrei condividerlo con voi un diario di bordo di una ricercatrice dell’alto Lazio alla conquista del Nord -Est e alla prese con il precariato. Che tanto ci piace perchè movimenta la nostra vita e non ci fa annoiare mai.
Quindi si , se avete voglia di starmi e sentire e farvi quattro risate ne possiamo parlare. Se avete meglio da fare buon per voi per lo meno non farete finta di ascoltarmi ne mi sentirò in colpa per aver parlato troppo ed aver monopolizzato il vostro tempo e le vostre energie.
Ora devo andare mi aspetta un nuovo corpo a corpo in laboratorio, problemi con i preventivi per una ricerca che di sicuro cambierà le sorti dell’umanità (ma de chè).
Mi raccomando buona vità a tutti, il sole è alto l’aria e calda quindi già metà del lavoro è fatto.
Blog in pausa di riflessione
Author: Fra
Il lavoro e lo studio assorbono tutte le mie energie mentali, ci vedremo in acque più calme e in tempi più favorevoli.
Un abbraccio a tutti

Terremoto
Author: Fra
Questi giorni siamo stati spettatori attoniti di un immensa catastrofe che con molta probabilità poteva essere evitata o comunque limitata nel numero di vittime.
Dopo le lacrime ho riflettuto molto su quanto scrivere, evitando il solito sciacallaggio che ho visto da parte di troppi media.
Questa tragedia si è consumata a pochi metri da casa mia, ed anche se non so cosa significhi essere inghiottiti dalla terra, ricordo il terrore che ho provato quella mattina quando, pensavo che due miei cari amici potessero essere coinvolti. Poche ore dopo mi sono messa in contatto con loro, che per una serie di circostanze fortunate non erano all’Aquila e nella gioia mi sono quasi sentita colpevole.
C’è chi però la tragedia l’ha vissuta e la vive ed evitando ogni banalità lascio spazio alle parole di Anna alias MissKappa alla quale mando un grosso bacio.
Una splendida giornata
Author: Fra
La radio programmata prima di addormentarmi sceglie come colonna sonora del mio risveglio i Guns. Sbuffo un po’, ma io me la canto.
Errore fatale: sulla voce del notiziario crollo di nuovo in un sonno profondo. Dopo un’ora di letargo i sensi di colpa mi buttano giù dal letto, neanche la casa stesse bruciando. Scappo, corro.
“Non ci siamo ragazza mia”. Devo bere un caffè, i rimproveri di mia madre riecheggiano nella testa.
Calma e sangue freddo.
La moka del caffè sembra un miraggio, magico liquido nero capace di scuotere i miei cinque neuroni e congiungerli in un unico filo logico.
Sbuffa, mi chiama. “prendi una tazzina e versami dentro,che aspetti.” ccshhhshhsss (leggasi suono onomatopeico della macchinetta del caffè) ” Guarda che faccia, sei uno straccio”
Mi guardo intorno un po’ perplessa, la mia testa mi sta giocando brutti scherzi. Devo andare a letto prima la sera , così non va non va per nulla.
Finalmente ci siamo, un cucchiaino di caffè e parte l’input. Modello elettroshock, sgrano gli occhi e piombo nella realtà, accidenti. Forse era meglio prima, mi rendo conto del tremendo ritardo che ho. Non riuscirò mai a fare la spesa ed andare in biblioteca.
Dilemma epico : nutro la mente o il corpo?
Troppo tardi: panino al volo, salto sul bus e mi dirigo verso le sudate carte.
Così non ci siamo. “ma dai in fondo ti piace, tutto questo casino”
Accidenti di nuovo la voce nella mia testa, frugo nella borsa.
Magico lettore mp3. Musica, opzioni,random
Play
Un po’ preda e un po’ predatore
Author: Fra
Cercherò di glissare lo sbarco in terra triestina del cavaliere,considerando già la mia bassa opinione di Trieste e del Nano non voglio lasciarmi andare a sproloqui dettati dal mix letale.
Questa settimana e quasi guinta al temine, il labirinto che ho imboccato sembra mostrarmi la strada per l’uscita. Il timore di quello che mi aspetterà la settima prossima appare chiaro a mie occhi come la più nitida delle visioni. Sò già che dovrò affilare gli artigli, avvoltoi di ogni tipo cercano di divorare la carcassa non consapevoli del fatto che ancora sono in vita e per nulla intenzionata a mollare la presa. La competizione è sempre più alta, iniziano i colpi bassi imbellettati da sorrisi e nastri rosa. Fedele alla mia etica non voglio giocare sporco, ma parlare chiaro sì. Quello non possono impedirmelo, cosi come non mi addolciranno con la velata minaccia di ripercussioni in ambito universitario e lavorativo. Non mi faccio troppi problemi, è ben nota la mia incapacità nel riconoscere forme di potere e la mia perversione nello sfidarle quasi fosse un gioco.
In realtà mi sento come un animale: non caccio se non per istinto di sopravvivenza e quando la sfida si fa interessante iniziano le danze. La lotta che mi affascina è psicologia solo mente e resistenza.
Tranquilli non sono impazzita e non mi metterò ad ululare alla luna mi sto solo preparando al mio rientro in laboratorio dopo l’assenza opsedalieria.
Per ora mi concederò solo un rilassante fine settimana in cui riordinare le idee e diventare un po’ preda e un po’ predatore.
Pericolo, rallentare
Author: Fra
La borsa crolla, i ragazzi si picchiano per strada, gli immigrati vengono inseriti tra le raccolte punti del supermercato, la Carfagna va a Matrix, il governo è sempre in mano al Berlusca, gli esami, lavori da consegnare, la casa, gli amici, i libri, la play, i dottori, le guerre, le brutte notizie, le belle notizie.
Tutto mi frulla in testa, salto da un pensiero all’altro, mi capita di perdermi nel mio marasma facendo la figura del pesce lesso. Vorrei riordinare la mia mente sempre a lavoro, ma sono talmente frastornata che non riesco a fare neanche quello.
Dovrei mettere a punto alcune relazioni di lavoro, ma quando apro il portatile non so neanche da dove partire. Non riesco a liberare la mente: tisane e il raggiungimento dell’Om non hanno alcun effetto su di me.
Non tutti quelli che mi sono attorno si sono resi conto del mio terremoto interno, le cui scosse di assestamento si stanno protraendo da alcun mesi. C’è chi continua a fare domande, a volere un pezzettino di me. Io vorrei chiudere le porte e riprendere fiato. Ma non si può. E ogni mattina - dopo il caffè - si ricomincia:
la casa da finire, la campagna, il lavoro, l’università, meglio comperare o vendere?, che ne pensi della crisi economica, a quanto arriverà il pertrolio a barile?, le date degli esami, i bandi di concorso, le scadenze, l’operazione, il telefono, le bollette.
In fondo non mi lamento. Mi sento viva, solo che a volte vorrei un pò di tregua e per fortuna arriva la sera a cena. E poi la notte tra le braccia del mio amore.
Da definire
Author: Fra
Sole, pioggia, vento.
Montagna, mare, pianura, ulivi.
Valigia sempre sotto il letto, vestiti sparsi per la stanza. L’autunno è arrivato ed io sto andando così di corsa che quasi mi perdo la sua danza di colori.
Un giorno da una parte, un giorno da un altra. Lavoro, un uscita con gli amici, un film horror che mi ha fatto ridere tutto il tempo, un salto al negozio di scarpe, una sana nuotata in piscina, thè con le amiche, una sbronza colossale, passare in segreteria, moduli e bandi. I nuovi jeans, fissare un intervento che mi fa paura, stare un pò sola con me stessa, perdermi nelle tue braccia.
La stazione, il paesaggio che cambia, gli ulivi :sono finalmente a casa. Sono finalmente da te.
Leggo, gioco alla play.
Pranzo in osmiza , passeggiata sul Rilke. Guardo il mare così blu, guardo l’autunno che mi saluta. Il mio mese, quello in cui sono nata contro ogni previsione.
Una vita da definire, un anno che sembra finire, tanti progetti da iniziare.
Mi accendo una sigaretta.



