Archivio di 'Il mondo che vorrei'

07 7th, 2010

E’ sabato sera, dopo una settimana di lavoro totale mi concedo una serata fuori con il mio compagno.

Partimo dalle basi: ceretta, trucco e parruco.

Credetimi dopo una settimana passata a vestirsi con un occhio mezzo chiudo e mezzo aperto, confidando che le cose che ti capitano tra le mani, prima del caffè, siano compatibili.La cerettà è una grande rivoluzione.

Decisamente pronta ad uscire, dopo un giro di perlustrazione tra le viette del centro, optiamo per un ristorantino giapponese lungo mare. La serata appare prefetta: brezza che scompiglia i capelli, compagnia fantastica, buon vino e poi l disastro.

Presi dalla nostra idilliaca fuga dalla realtà non avevamo fatto i conti con la notte bianca: primo giorno di saldi.

Frotte di persone accalcate per strada davanti ai negozi, neanche dovessero prendere l’ultima razione di pane o di droga, scegliete come meglio vi aggrada. Il mio fastido per le masse di persone ululanti davanti ad un borsetta al 40% di sconto stava diventando veramente molesto, il  viso rilassato si tende decisamente  un poco troppo. Era il momento di decidere, ed in fretta.

Fuga verso il mare, quello un po’ fuori dalla città, quello in cui puoi camminare sentendo i tuoi pensieri e la voce di chi ti è vicino.

Parcheggiamo non tanto lontano dal lungo mare, ci incamminiamo. Il mare, le stelle il buio.E? tutto perfetto.

Un baracchino con della birrà fresca lo rende magico. Non un baracchino qualunque, ma uno piovuto direttamente dagli anni settanta, gente sdraiata per terra che beve fuma e fa musica. Calma e serenità ciò che mi trasmettono.

Ora si che ci siamo è la serata perfetta. Io e te nell’isola che non c’è.



bosco incantato

Author: Fra
04 23rd, 2009

133 volte no!

Author: Fra
10 23rd, 2008

Image from aperfectcircle.com
Image from aperfectcircle.com

L’autunno è il mese delle riflessioni, della nostalgia, di ciò che è stato, di ciò che avrebbe dovuto essere, di ciò che abbiamo perso per strada.

Nel giorno del mio ventiseiesimo compleanno osservo con la morte nel cuore un paese stremato, giunto al giro di boa, allo sbando e governato da un manipolo di ipocriti incompetenti.

L’istruzione già duramente colpita dal decreto Moratti, incassa l’ultimo colpo inflittole dalla campionessa dei pesi piuma:Maria Star Gelmini. Lo sfidante non ci sta, non si dichiara vinto, raccoglie le ultime forze, fa fondo alla poca dignità che gli resta e scende in piazza; occupa le scuole, le università. Docenti, maestri, ricercatori, studenti, genitori, scendono tutti in campo per restituire quel briciolo di dignità alla scuola pubblica affinche non diventi un ghetto, un riciclaggio di corsi di laura, un accozzaglia di niente.

“Anche l’operaio vuole il figlio dottore” .

Il primo giorno di università i miei genitori avevano le lacrime agli occhi, figlia di operai a loro volta figli di contadini, la prima della famiglia che fa il grande salto. Che dire della prima volta che il mio nome è comparso su di una ricerca. Come glielo spiego che ora le porte sono chiuse, per dirla in breve “chi c’è c’è chi non c’è non cè, chi è stato è stato e chi stato non è”.

Per chi ha lottato prima di me, per i sacrifici della mia famiglia, per i miei sudori mi regalo un sogno scenderò in piazza, occuperò, griderò non mi arrendo. Nessuno può toglierci il diritto di studiare, di sognare in un domani migliore.



07 8th, 2008

Ricordate quando a scuola portavamo tutti quei grembiulini bianchi e blu confezionati con fiocchi grandi e ridicoli?

Io personalmente lo detestavo un po’, ed inventavo ogni genere di scusa per poterlo togliere. Il fiocco credo di averlo mollato dopo la prima settimana in qualche panchina del cortile sotto la scuola -non volevo si rovinasse mentre giocavo a pallone e poi provate voi a segnare con un fiocco che ti copre il viso- In quinta elementare mi dava fastidio che tutti fossimo vestiti allo stesso modo, mi setivo ridicola, o forse era la mia repulsione in erba per ogni genere di divisa -non indosso il camice neanche in laboratorio, se non in casi di vita o morte-

A questa storia neanche ci pensavo più, se non che sembra che il grembiulino sia tornato in voga.

Nonostante le mie vecchie convinzioni, non sono così contraria. L’idea di tanti soldatini ovviamente la detesto, come il fatto che anzi che vestirsi per andare a scuola i bambini sembrano usciti da un défilé di Pitti bimbo. Non credo certo che sia un grembiule a cambiare  il fatto che se non hai le mutande di D&G in bella mostra sei fuori dal tunnel del divertimento, come dice saggiamente il Capa. Non serve fare gli ipocriti, ma sentire un bambino di sei anni che ne deride un altro perchè non ha la maglia giusta a me fa orrore. Avranno tempo per emulare veline e tronisti, magari all’età di sei anni la scuola, visto che alcuni genitori non sono proprio all’altezza del nome, può ancora insegnare che oltre la firma c’è di più e se un grembiulino a quadri può essere un inizio perchè no?

Ora la questione non è così semplice, il vero problema è: il grembiule è di destra o di sinistra?

Perchè se lo si intende come un mezzo per mettere tutti sullo stesso piano sociale, allora è chiaramente un grembiule Bolscevico. Se lo si intende come una divisa allora è chiaramente un grembiule fascista e avremo tanti piccoli balilla.

Ovviamente il problema è serio, sono stati interrogati a tal proposito fior fior di psicologi, si è discusso anche su quali siano i colori più appropriati. Il dilemma è: rosso Valentino o nero che sta con tutto?



Nutella e il Borneo

Author: Fra
06 8th, 2008

Questi giorni mi sono lasciata un po’ andare, ma dato che non voglio che vi abituiate male vorrei la vostra attenzione per un argomento che mi sta molto a cuore.

Da molti anni seguo le lotte che Greenpeace porta avanti in varie parti del mondo e in Italia, con il sogno magari di unirmi a loro un giorno. Forse, chi sa.

La mia attenzione è stata catturata da una manifestazione che fatta il 28 maggio (lo so arrivo un pochino tardi) a Coverciano, per chiedere l’appoggio degli Azzurri contro la deforestazione del Borneo.

Dovete sapere che nel Borneo vivono dei simpatici oranghi che si vedono smantellare la loro casa da aziende come quella della Ferrero ,per la produzione di olio di palma ingrediente fondamentale della Nutella- sponsor ufficiale degli azzurri-

Già da tempo Greenpeace a chiasto alla Ferrero di dichiarare la provenienza dell’olio di palma e di creare appositi siti in cui coltivare le palme senza bisogno di deforestare il Borneo e quindi condannare all’estinzione i suoi abitanti.

Se anche a voi sta a cuore la sorte di questi oranghi potete aderire alla petizione da qui.

Spero di non avervi annoiato.

Alla prossima e mi raccomando niente nutella mentre guardate l’europeo