Archivio di 'Italian history X'

Ricordando perchè

Author: Fra
04 25th, 2009

ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)

non_ti_scordar_di_me



03 29th, 2009

Dato il periodo super pieno, attingo a piene mani dalle perle uscite dal cilindro del mio compagno.

Quanto state per leggere è uscito qualche giorno fà su Scaricabile ora allegato anche al Mucchio.

Prendetene e leggetene tutti; dal Terzoocchio di Ska.

Sono ancora palestinese e quindi, formalmente, un extracomunitario.

L’anno in cui da lassù mio padre decise di rispedirmi tra gli uomini, trovai questi ultimi davanti la televisione.
Nacqui così per la seconda volta, ma nella scelta della terra da far diventar per me natìa un dubbio mi assalì:”ora che posso scegliere, non posso mica tornare in Giudea. Sotto Erode ho rischiato di venir fatto fuori a neanche due anni, poi gli amici di Roma ci sono riusciti a 33: mi hanno appeso a quattro pezzi di legno chiedendo al popolo di scegliere tra me e un ladro.”
Hanno scelto il ladro.
Adesso continuano ad ammazzarsi per colpa mia. Se mi vedono in giro mi fanno un culo come una Moschea, non è il caso.
Io che tutto posso, decisi di vivere in un posto in cui regnava pace, armonia e tolleranza.

Ho scelto l’Italia.

Culla della tradizione umanista e sede dei miei più fedeli adepti, è la terra che più di tutte idolatrava la mia immagine, in perenne sofferenza e dolore, esposta al pubblico ludibrio all’interno di posti tristi, ma allo stesso tempo trasudanti opulenza.

A volte ho il dubbio di essere rinato Elvis.

Ma sono ancora palestinese e quindi, formalmente, un immigrato irregolare.

L’anno in cui nacqui era in vigore una norma che mi riportò la memoria indietro di secoli: volevano impedire ai bambini di esistere. A suon di “obblighi per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile”, iniziarono a scomparire bambini. Erano in giro, erano dappertutto, sudici, lerci, sporchi, vivevano sotto cartoni con poco cibo e sniffando colla. Genitori stranieri privi di permesso di soggiorno non potevano certificare la nascita dei propri figli. Bambini inesistenti per lo Stato, che pur li accoglieva, ma non voleva né vederli né sentirli. E dalla nuova Maria irregolare, dopo un parto clandestino, nacqui io. Un Gesù senza nome, senza uno Stato, senza una dignità. Un Gesù apolide. A stateless Jesus.

L’hanno retoricamente accostata alla leggendaria Strage degli innocenti di Erode, raccontata solo dal vangelo di Matteo e di cui in realtà non vi sono neanche tracce storiche evidenti. Ma Erode era un pivello, questo sì che è un sistema che funziona. È la stessa vecchia storia, che si ripete di continuo: innocenti venivano sterminati anche nei miti di Sargon, Nimrod, Mosè, Giasone, Krishna, Mordred e chiaramente nella mia.

Figurarsi se Erode avrebbe mai potuto attuare uno sterminio di duenni maschi del proprio popolo. Oggi, in Italia, non serve più ammazzarli. Basta farli scomparire sotto i gradini più bassi della scala sociale.

Ai tempi di Erode potevo essere perseguitato, ma con un nome. Adesso vengo perseguitato senza neanche sapere chi sono e perché.

“Il linciaggio è la forma di giustizia più alta”, dopo millenni ancora lo sento dire da un tale Miglio. Ho provato a giocarmi la carta del “chi non ha peccato scagli la prima pietra” e oh, l’hanno scagliata per davvero. Sono talmente presi dalla padana e xenofoba caccia che non riconoscerebbero un Cristo neanche se ce l’avessero davanti. “Bastoni contro l’immigrazione”

Oh no, era decisamente meglio vivere ai tempi di Erode. Se a Betlemme in quel lontano anno zero, ci fossero state le leggi vigenti in Italia mamma Maria e babbo Giuseppe sarebbero stati denunciati per “Occupazione abusiva di edificio rurale” (art. 633 del C.P.) fatti sgomberare e buttati in mezzo alla strada. Se si fossero affidati ad un medico sarebbero stati denunciati ed io sarei stato affidato ai servizi sociali (art. 403 del C.C.).

Ma sono nato in Italia e quindi, formalmente, non esisto.

L’Italia. Splendida terra su cui batte sempre il sole, in cui si cantano melodrammi romantici, si suona il mandolino ed in cui vige la regola del riso e del raus, del bella ciao e del sieg heil. Una singolare contraddizione di questo splendido popolo capace di tanto ed incapace di troppo, in cui con la mano sinistra ti passano una tangente e con la destra alzata inneggiano ed autorizzano la delazione e la persecuzione etnica.

Ed ora sono qui, di nuovo trentatreenne, deportato in carcere assieme ad un altro centinaio di rumeni stupratori, rom rapitori, cani randagi killer e negri. Accusato di associazione sovversiva (270 c.p.), offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone (430 c.p.) ed offesa contro la persone del Sommo Pontefice (278 c.p.). E questo solo per aver riportato in terra la parola del Padre. A molestare ragazzini dentro una parrocchia o a fare un falso in bilancio si rischia meno. In Italia mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita controllano di fatto il paese e questi si preoccupano di un povero Cristo.

In Italia non serve più ammazzare le persone per farle sparire. Bastano le leggi.

E’ la burocrazia, bellezza.



Anime nere

Author: Fra
03 9th, 2009

Finita la mimosa e le rose rosse si ritorna alla routine.

La cena da mettere in tavola, il bucato da stendere, tuo figlio che ti vomita tutto il suo disprezzo e le grida  furiose dell’uomo che hai scelto come compagno.

Questa è la vita della mia vicina di casa. O perlomeno la immagino così.

Sono seduta davanti al computer e sento un rumore sordo dal piano di sopra, sobbalzo e corro dal mio compagno. Sguardi preoccupati. Ascoltiamo le sedie sbattute rovinosamente a terra da i nostri vicini, che sono nuovamente ai ferri corti. Non sappiano di nuovo cosa fare. I muri sottilissimi ci rendono spettatori involontari di queste liti sempre più frequenti.

Lui grida. Una bestia furiosa che spazza via ogni risposta, ogni confronto. Lei lo segue come una geisha fedele dai piccoli passi e dai gesti soavi. Poi i passi di lui. Le grida. I pugni sul tavolo. Il mio terrore è quello di vederle impresso sul corpo la firma di lui dal violaceo colore di un amore tradito.

Congetture, forse sono solo congetture le mie. La incontro sul pianerottolo, ma quasi non mi rivolge parola: i panni sporchi si lavano in casa. Quella chiamata ai carabinieri che non so mai se fare.
Un uragano che si conclude in pochi minuti, con lei che se ne va da casa sua e lui che come un bambino si rifugia nella telefonata ad un amico.  La sua voce sembra quasi rotta dal senso di colpa e come il predatore che assapora quella prima, piccola, gustosa goccia di sangue, in estasi inebriato della propria grandezza affonda il morso fatale.

La preda cade immobile al suo volere, non più memore della propria coscienza di essere umano. Di donna, di madre.

Vorrei stringerla, dirle che può mandarlo al diavolo. Ma lei la signora del piano di sopra, se ne va nel suo impermeabile di velluto nero, con un ennesimo fallimento che non vuole ammettere, con una altra frattura dell’anima  già segnata da un divorzio.

E se ne va tra la folla, mischiando la sua disperazione alla solitudine di altre mille anime nere.



E poi

Author: Fra
02 18th, 2009

Non mi perdo in inutili preamboli, sto tutto il giorno tra libri, lavoro, esami, corsi e la sera sono talmente stanca che non riesco neanche ad accendere il pc.

Nonostante lo stordimento,  i sensi sono all’erta.

Sguardo perso tra le nuvole, jeans, il solito maglioncino colorato, capelli spettinati , borsa gigante in spalla ed infine scarpe da ginnastica. Accessorio indispensabile, date le mie giornate vissute all’ultimo minuto. “Corri, sei in ritardo!”

Io corro, corro ed osservo. Osservo e mi chiedo cosa pensa la signora dai capelli rossi in fila di fronte a me al supermercato. E’ vestita come una pin up, capelli perfetti , unghie spezzate e mani rovinate; è indecisa se prendere il prosciutto o le merendine. Oggi follie, giorno di sconti, vada per tutte e due.

E’ il re del mondo, l’uomo che è in piedi davanti a me sul bus. Valigetta griffatta, iPod in azione e sguardo fiero di chi non si abbassa al nostro livello, schifosi pendolari straccioni.

C’è il signore dai capelli d’argento che incontro tutte le mattine mentre vado in Riserva. E’ solo, triste, con gli occhi velati di chi ha scritto molte pagine della propria storia. Guarda il mare e sorride, ricorda quando da bambino ad imparato a rimanere a galla. Proprio lì.

C’è la signora cinquantenne, che parla al telefono con un’amica. Con le lacrime agli occhi vorrebbe una tregua dalla  figlia 15enne. Troppi pensieri, troppa cattiveria, troppa strafottenza.

E poi ci sono due signore impellicciate che hanno tanta paura di uscire la sera, non sono più tempi sicuri. Nel dirlo alzano gli occhi e guardano Meriam. La ragazza con il velo. La incontro spesso perché lavora alla Sissa, un centro per cervelloni, ma le signore sono troppo prese dalle loro pellicce coperte di naftalina per darle la dovuta importanza.

Poi c’è Federico. Sono le cinque e torna a casa dopo un turno massacrante. Vuole solo andare a casa e sedersi davanti la tv, magari con una birra fresca.

Poi c’è  Chiara, non sa ancora parlare ma mi sorride tendendomi le braccine. Sono di ritorno dal lavoro, veramente distrutta, ma quegli occhi limpidi mi illuminano il cuore.

E poi ci sono io, penso all’esame che forse non passerò. Penso a Veltroni che si è dimesso (Ma perché, si era candidato?) Penso che nel 2009 dobbiamo ancora sentir parlare di omofobia a San Remo.

Penso .

La mia fermata, è ora di scendere.



11 28th, 2008

Giorgio da 24 anni vede sempre le stesse 3000 facce, si sente al sicuro nel suo paesino con i soliti amici e la solita routine.

Da due anni si alza tutte le mattine alle sei per andare a lavorare a 15 km da casa. Il lavoro non lo gratifica un granché, ma glielo ha trovato un’amica di famiglia. Aveva considerato anche la carriera militare,  ma non ha retto. Quindi si accontenta. In fondo si sa, da quando ci sono tutti questi extracomunitari a togliere lavoro è difficile per un giovane e volenteroso italiano trovare il posto fisso.

Il sabato ripete la stessa routine con gli amici di una vita: pizza, discoteca e alcol a fiumi. Lui è un bravo ragazzo a casa non beve mai, ma un pò di svago con gli amici che male fa.

Sono tutti ragazzi seri, d’altri tempi. Sì hanno qualche tendenza estremista, ma in fondo sono giovani. E poi ci vuole qualcuno che gliela canti a questi immigrati di merda.

Giorgio è l’orgoglio dei genitori. Il padre impiegato al comune  e proprietario terriero non è mai a casa, ma la sere parlano un sacco di fronte alla tv. Commentano ogni notizia del telegiornale e gli racconta di quando gli italiani migravano all’estero. Mica erano così incivili. Dovevano fare le visite mediche ed avere un lavoro, noi sì che eravamo gente seria, mica come questi che portano droga, prostituzione e malavita. La madre casalinga, che a definirla “ottusa ignorante” le si fa un complimento, sta tutto il giorno a parlare con “la Maria”. Non quella della sfera celeste, ma quella di Canale 5. Parla, parla e aspetta la catastrofe da un momento all’altro perchè si sa, questo paese è allo sbando con tutti gli stranieri che ci sono in giro.

A completare il bel nucleo famigliare c’è una sorella ventenne che ha rischiato l’anoressia, è annoiata della vita e vive imitando Paris Hilton.

Tutti vivono assieme, ma ogniuno vive dentro se stesso. Nessuno si accorge che in camera del figlio ci sono effigi del duce e di Hitler, nessuno si accorge di quel marchio sulla pelle. Ma si sa sono ragazzate, chi sa dove le ha prese certe idee. Perchè fargli notare che osanna degli assassini? Siamo nel 2008 bisogna, guardare al futuro.

E ‘ora di cena.
“Shhh! Accendi la tv.”