Archivio di 'Raccontami una storia'

Avalon sto arrivando

Author: Fra
06 26th, 2008

Che fare quando hai le scadenze del lavoro che si accavallano agli esami che si accavallano ad imprevisti vari, il tutto immerso in un caldo che tocca i trenta gradi e l’unico tuo refrigerio sono  doccia e thè freddo.

Be in questi momenti a me viene voglia di andarmene su un isola deserta. Immaginate spiaggia bianca, acqua cristallina, la brezza del mare che ti accarezza i capelli. Ovviamente non possono mancare l’amaca su cui cullarsi sotto una palma e un drink ghiacciato tra le mani con tanti ombrellini colorati.

Tutto questo lo posso fare nella mia testa visto che le mie attuali finanze mi consentono di comperare a malapena gli ombrellini di carta.

Ma arriveranno momenti migliori. Nel frattempo se per l’isola caraibica non sono previsti low cost potrei concedermi un week end da sogno nella fantastica Avalon. Ma si basta trovare la giusta via, quella percorsa tanto tempo fa da Merlino e compagnia bella  per portare in salvo Re Artù, le nebbie si diradano e l’isola incantata si apre dinanzi a te.

Ad accoglierci ci sarà lei, la druidessa in persona, Morgana. Lei che può volare e vedere il futuro e magari preparare anche dei cocktail da urlo con i frutti spontanei che crescono sull’isola.

Magari se Re Artù è ancora da quelle parti potrei farmi raccontare come è andata con Lancillotto, perchè io ho un dubbio colossale: ma era biondo naturale o tinto?

Perché a me i biondini con la faccia d’angelo non è che piacciano molto.

Ora devo andare a togliere la spada nella roccia  dal salotto, verranno a trovarmi Ulisse e la maga circe, in casa c’è poco spazio e non so dove farli sedere.



06 23rd, 2008

Visto la settimana poco entusiasmante mi sono fatta corrompere del mio ragazzo e questa domenica ce ne siamo andati all’heineken jammin Festival.

Siamo arrivati in questo parco immenso alle tre circa, faceva un caldo bestiale e già le persone stavano distribuendosi su tutto il prato.

Ci siamo persi L’Aura che sentivamo da lontano mentre ci dirigevamo verso Parco San Giuliano. Siamo riusciti a guadagnare il sotto palco nonostante fossimo sprovvisti di braccialetti rosa. E si non avevamo il braccialetto del potere, ma il pass del mio ragazzo ci ha aperto le porte del Paradiso e il sottopalco era nostro.

Sotto il caldo rovente ci siamo gustati i Counting Crows, stavo per svenire, gli idranti sono stati provvidenziali. Mentre ballavo sotto i getti d’acqua, il caldo, l’ododre di solari e di birra sono arrivati i Baustelle e gli Stereophonics. Ma il mio delirio è stato con Alanis Morissette veramente grandiosa, stavo per piangere , brividi lungo la schiena , una voce stupenda ed una band bravissima.

L’unica nota negativa è stata la partita dell’Italia, durante la quale le mie imprecazioni contro Toni mi hanno fatto svociare più delle canzoni cantate per l’intero concerto.

Il picco c’è stato con i Police veramente grandiosi, in forma smagliante con un sound che ha fatto ballare all’unisono più di venticinquemila persone.

Ma la serata non è finita, il concerto è andato per le lunghe e il treno non ha voluto rimandare la partenza e portarci a nanna nel nostro lettuccio ad un ora decente. Morale della favola ci siamo accampati in stazione assieme a tanti altri- in Italia di notte i treni non circolano a quanto pare -.

Alla fine dopo peripezie varie e aver tampinato tutti i ferrovieri che mi capitavano a tiro, tra l’altro avevamo un problema con il rimborso dei biglietti che non abbiamo potuto usare -la loro soluzione iniziale che ci hanno profilato era quella di buttarlo nel cesso e comprarne un altro- Dico, ma siamo matti!!

Alla fini credo di averli sfiniti e hanno acconsentito a farci prendere un treno alle 5:18 con i biglietti che avevamo. Noi tornavamo a casa e la gente andava a lavoro, surreale.

Siamo andati a dormire quasi alle 9:00, sono distrutta sto morendo di sonno,ma mi sono divertita tantissimo.



06 16th, 2008

Inizia tutto il 14 alle 11:45 quando correndo io e il mio ragazzo saliamo sul treno Trieste-Bologna con cambio a Mestre(all’ultimo cambiano binario ma riusciamo a prendere il treno).

Arriviamo alle 16:04 a Bologna, lì ci aspettano altri amici in viaggio da Vetralla ( sarebbe vicino Viterbo) ed assieme andiamo all’assalto dell’unica del gruppo che studia a Bologna e può ospitaci per la notte. Tutti e cinque ci dirigiamo ai treni, altri due sono in viaggio in macchina da Livorno, la meta è lo stadio di Modena :concerto dei Rage-evento-.

A questo punto la sfortuna inizia a metterci del suo, perdiamo due treni, i due in arrivo da Livorno ci aspettano furi dallo stadio, è tardissimo ci perdiamo il gruppo spalla -i linea 77 (confesso che non mi frega poi molto). Inizia uno scambio di telefonate tra noi sventurati del treno e gli altri due nostri amici che stanno ascoltando d a fuori e ci fanno sentire spezzoni via telefono. Siamo eccitati, arrabbiati e ci sentiamo in colpa per i due soci. E’ imperativo arrivare prima che chiudano il prato, alle 20:00 arriviamo a Modena, di corsa facciamo stazione- stadio- Baci, abbracci, risate, perquisizioni, tappi nascosti: finalmente siamo dentro e non so come ma riusciamo grazie alla tenacia di uno di noi ad arrivare a 3 metri dal palco. Epico

Lo stadio e veramente stracolmo di gente, ce n’è per tutti i gusti. Alla fine il concerto inizia i Rage entrano vestiti come prigionieri di Guantanamo è il delirio, il pogo è sfrenato, il mio ragazzo e gli altri nostri amici temono per noi donzelle che modestia a parte ci difendiamo bene. Cmq dopo due canzoni ci defiliamo di qualche metro, anche se uno di noi non molla e si fa tutto il concerto guadagnandosi sul campo il sottopalco.

Dico solo che a un certo punto il cantante ha iniziato a smentire anche una notizia secondo la quale loro appogino Bush, che hanno definito una famiglia di assassini e hanno fatto urlare ad uno stadio intero “le strade torneranno a noi, le città torneranno a noi”

La conclusione non poteva che essere:Freedom

Libertà

Aggh!
Pompa, pompa..
Uah!
Vai!
Aggh!
Assolo, sono un solista in una lista di assoli
Tutto dal vivo, mai su un floppy disk
Inka, inka, bottiglia d’inchiostro
Dipinti di ribellione
Disegnati dai pensieri che ho

Si!
Avanti
Ecco il poeta militante un’altra volta, ascoltate

E’ sistemato come un mazzo di carte
Ci stanno mandando a morire prematuramente
Per tutti i diamanti
Useranno un paio di mazze da golf
per battere le vanghe
Con la poesia dipingo le immagini che colpiscono
Più dei murales che si adattano
Non distoglierti
Arrivagli di fronte

Fratello, hai dimenticato il tuo nome?
L’hai perso nel muro
Giocando a tic-tac-toe?

Yo, considera la diagonale
Tre fratelli andati
Avanti
Non fanno un tris?

Parlato piano: “La rabbia è un dono”

Avanti!
Uggh!

Senti qua!
Uggh!
Avanti
Si
Uggh

Fratello, hai dimenticato il tuo nome?
L’hai perso nel muro
Giocando a tic-tac-toe?

Yo, controlla la diagonale
Tre milioni andati
Avanti
Perché contano all’indietro fino a zero

L’ambiente
L’ambiente che eccede il livello
Della nostra incoscenza
Ad esempio
Che dice il tabellone
Vieni a giocare, vieni a giocare
Dimenticati del movimento

Parlato piano: “La rabbia è un dono”

Siiiiiiihhh!
Uggh!
Awww, porta dentro ’ssa shit!
Aggh!
Hey!

Libertà…si…
Libertà…si giusto…
Libertà…siiiiiiihh!
Libertà!
Sì!
Libertà!
Sì giusto!
Libertà!
Sì!
Libertà!
Sì!
Giusto!”



06 13th, 2008

Quante volte avete pensato di essere da qualche altra parte? Meglio ancora di essere direttamente qualcun’altro.

A me capita spesso di perdermi in fantasie, tanto che a volte confonde persino la realtà-lo so non do una buona impressione-

Alcuni momenti mi perdo nel Fantasy vero e proprio, ho scelto la casa dove vivo perchè vedevo le fatine sugli alberi- non assumo droghe- ,si proprio loro, le  compagne di avventura della buon vecchia Campanellino, con tanto di ali, vestiti di foglia e orecchie appuntite.

Altre volte se mi faccio prendere dai miei moti rivoluzionari sogno di essere da qualche parte nel Chiapas a fianco del Sub,  in versione Rambo in gonnella. Confesso di essermi immedesimata troppo in qualche film strappalacrime e aver voluto esserne la protagonista- se poi affiancata da un bel coprotagonista meglio ancora-.

Ma in questi giorni accadono cose strane, il regno dell’Ovest è in fermento.

Nazinger, noto anche come il Saruman de piazza San Pietro, apre le porte celesti del Vaticano al Nano Malefico , portatore del lato oscuro della forza, chiamato amabilmente dalle donne del suo entourage: signore dei Sith . Lo dota di pungolo e di erba pipa- arrivata dai migliori coffee shop della Terra di Mezzo- lo mette al corrente del quarto segreto di Fatima e lo prepara come un vecchio coach all’incontro con l’unico, il solo l’incontrastato signore di Mordor.

Direttamente da monte Fado, dopo aver rinchiuso Frodo a Guantanamo ed essersi assicurato l’anello, Sauron  lascia il suo castello per portare il suo culo da un milione di dollari al Quirinale.

Ora la mia domanda sorge spontanea: mi sono immaginata tutto o è accaduto veramente?

Perché se tutto questo è vero oggi è uno di quei momenti in cui vorrei essere qualcun’altra e scappare sulle montagne con el Sub cavalcando  Ombromanto il cavallo più veloce del West-ma questa è un’ altra storia-



Taboo

Author: Fra
05 18th, 2008

Roma 8 giugno 2001

Paola sta andando verso la macchina con la solita andatura un po’ frenetica e la testa persa in quelle che saranno le sue ferie di lì a un mese. E’ una professoressa di Storia in terza superiore, la mitica 3C per l’esattezza, ed anche se adora i suoi ragazzi non ne può veramente più di interrogazioni, compiti in classe e genitori isterici.

Una volta salita in macchina dà uno sguardo all’orologio - le 16:30 - accende il motore e decide di passare da Carla. Oggi dovrebbe essere rincasata prima dall’ufficio. Due chiacchiere tra donne davanti ad un thè freddo, in un caldo pomeriggio di giugno, sono l’ideale per due quarantenni tutto lavoro e famiglia.

Parcheggia l’auto e si dirige verso casa dell’amica. Citofona. Si apre il portone. Magnifico è in casa.
“Sono passata a fare due chiacchiere, ti disturbo?”

L’amica l’accoglie con un gran sorriso “figurati stavo stirando, ci facciamo un caffè?”

Carla si dirige verso i fornelli armeggiando con moca e dosatore ed inizia a raccontare all’amica tutti i suoi guai a lavoro.
“Non ne posso più! Il mio capo ufficio è un cretino, un ignorante che non hai idea. Pensa non sapeva neanche chi fosse Saint- Martin” dice quasi schifata.
Paola e un po’ spiazzata, ma chi quello di Roxanne con il nasone?
Carla incalza “ovviamente sai di chi sto parlando…”, Paola tace dando un finto assenso con il capo ed invitando l’amica a continuare, Carla non si fa pregare: “mi riferisco al filosofo fondatore del Martinismo”.

“Ah, si certo…” Paola fa un sospiro di sollievo, esame in filosofia scongiurato.
“Ma ci sarà su Wikipedia?”, pensa.
Prima che l’amica torni alla carica: “Marta come sta? Sono mesi che non la vedo”, fa Paola.

Carla fa un gran sorriso, sembra crescere di dieci centimetri: “tutto bene, oramai è una donnina”, dice.
“In latino ha poi superato le difficoltà con la Moreni?”, le chiede Paola. Proprio mentre finisce di dire l’ultima sillaba, invoca un miracolo. Ci vorrebbe la De Lorean, tornare indietro e cancellare le ultime frasi.
Carla si fa paonazza e parte nella sua filippica: “ci sono andata a parlare con quell’incompetente, le dava sempre cinque” - prende fiato - “ ma ti pare possibile , dico io, nostra figlia. Tu sai che mio marito è uno dei migliori giornalisti d’Italia, ed io insomma, non per vantarmi…”

Paola ascoltava esterrefatta, avrebbe pagato caro quel passo falso e della De Lorean nessuna traccia.
Intanto Carla sempre più concitata, si accende una sigaretta e fa un tiro: “dicevo, non per vantarmi sai mi sono quasi diplomata al conservatorio, ero la più brava dell’istituto, te lo ricordi no, non ho finito solo per via del lavoro. Io non avevo come te i genitori che mi mantenessero.”

Paola tenta di rettificare: lei si è pagata l’università con borse di studio e lavoretti vari, ma perde il turno. L’amica è ormai una macchina impazzita.
“Cosa stavo dicendo”, si ferma un attimo. Paola non osa riprendere le fila del discorso.
“Ah sì, insomma quando la professoressa ha capito chi aveva di fronte è cambiato tutto, ora i voti stanno lievitando progressivamente, Marta è felicissima”.
Paola è stremata e tenta di cambiare discorso “ah bene. Sai ero passata per dirti una cosa a proposito di Luc…”
Carla è completamente presa da sè stessa: “…poi abbiamo detto a quella bigotta della Moreni che nostra figlia oltre alla scuola per fortuna ha anche una vita”.

Improvvisamente si interrompe. In differita sente una voce, come un ronzio nella testa. Pensa: “che maleducata ’sta Paola!” Alza la voce e continua noncurante il suo discorso.
“Ti ho già detto che oltre al corso di Cirillico, insegna ai cechi a vedere ed ai muti a parlare? Durante il fine settimana fa ping-pong d’altura per rilassarsi, sai l’aria pura fa bene” , fa Carla in un vomito di parole.

Paola è sbigottita. L’amica è sempre stata un po’ accentratrice, ma con gli anni sta peggiorando. E’ combattuta, non sa se ridere o mettersi ad urlare per evitarsi un mal di testa assicurato. Oltre a brevi monosillabi non riesce a dire altro, beve il suo caffè. Si accende una sigaretta.

Carla forse si rende conto ed allora chiede: “i tuoi figli come stanno?”
Paola abbozza un sorriso liberatorio: “bene, Marco è più alto del padre e Clara è troppo forte…”
Sorride ripensando alla figlia dirigere le amichette in un improbabile coreografia hip- pop. “…l’altro giorno stava facendo la coreografa con le sue amichette e mi facevano morir dal ri…”.

“…ma sai non ti ho detto! L’altro giorno ho composto una nuova sinfonia guidata dallo spirito di Beethowen. …veramente mi ha parlato…”, irrompe nuovamente Carla.
Paola sopprime un urlo, ma nella sua testa la immagina rantolante per terra.
“…vieni ti faccio sentire fin dove sono arrivata”, continua Carla dirigendosi verso il piano. Si siede. Il suo pubblico immaginario attende avido, scioglie le dita e la grande opera ha inizio.

Paola ascolta di buon grado, sopratutto perchè finalmente Carla tace.
Ma ecco irrompere lo squillo del telefono di casa, dopo averlo fatto trillare per quasi un minuto, Carla irritata risponde.
“Amore”- è Marta- “dimmi tutto”.
Carla si alza e continua la telefonata in camera.

Torna dopo pochi minuti. Compiaciuta guarda l’amica: “sai le amichette le vogliono molto bene, le hanno chiesto di restare ad ascoltare della musica” fa una pausa e tronfia d’orgoglio proclama “l’ultimo di Britney Spears”.
“Alla faccia della musica impegnata”, fa Paola. Sorride: “d’altronde sono adolescenti, musica, shopping, e ragaz..”
Carla infastidita:“beh no, no. Marta non è così oca come le sue amiche, lei è sempre lì che legge, ad acculturarsi, va in Chiesa. Poi lo sai, lei a tre anni leggeva la Bibbia in lingua originale”.

“Ascoltando Britney Spears”, pensa Paola guardando l’orologio. Non reggerebbe un altro round sui super poteri di mamma e figlia.
“Scusami Carla, ma si è fatto un po’ tardi, devo controllare che i ragazzi abbiano fatto tutti i compiti. Sai loro sono dei normali bambini di 8 e 12 anni e magari in mia assenza si sono messi a giocare, anziché studiare la meccanica quantistica.“

Carla non capisce la stoccata. “Beh sì, ti capisco. Non tutti i bambini sono portati per lo studio, è genetico. Io sono fortunata. Ci sentiamo presto, magari andiamo al mare”.
“Ok, ti chiamo io”.

Paola è stremata. La testa le scoppia e mentre si dirige verso l’auto si sta ancora domandando come le sia venuto in mente di andare dall’amica dopo il lavoro.

E’ il normale gioco del mondo. C’è chi parla, c’è chi ascolta, chi sceglie di tacere, chi vorrebbe urlare, chi copre la voce di qualcun’altro, chi sbatte la porta e se ne va, chi vorrebbe essere ascoltato, chi mendica un consiglio. C’è chi chiude la testa e lascia fuori l’universo. Siamo in tanti e possiamo scegliere quale vestito indossare.
O forse no.

Paola arriva alla macchina, accende lo stereo, ma sbaglia stazione e nella macchina risuona la quinta di Beethowen.
Che sia un segnale?

Fine



05 8th, 2008

Fotografia di un deserto Afgano
Sovraesposizioni confidenziali

Com’è pesante lo scialle del dolore
pieno di scritte nuove, sui ricami
intrecciati dalla seta,
colorata dal sangue della portinaia.

La figlia di Dio alita sui fuochi fatui
pestando questa terra acciottolata
invasata da uomini,
ricca di benpensanti ciottoli

La figlia di Dio lancia anatemi di guerra
l’uomo medicina semina idee salvifiche
su nuove e vecchie immagini
che arrivano da una terra troppo lontana.

Le interpretazioni univoche sbiadiscono la carta
si manifestano nella didascalia dell’uomo teologia.
Donne dagli occhi rossi e occhiaie di silenzio
e rughe di pena senza ombra di sogno

Storie senza sorriso e spose vestite di rosso
accecano le dissertazioni dell’uomo filosofia
in clima di ossa arenate in duplice pianto
quando il candore muore sulle grinze della pelle

Non ci sono veli a coprire il volto pagante
con quattro miseri soldi l’uomo della giustizia
tra le dune di sabbia gli scorpioni corrono
sulla rena bombardata tutta la pena degli uomini.

E tu August dove sei?

Guarda come vola bugiardo
l’uccello della compassione
travestito da figlio di Dio.

Lo vedi August come hanno lasciato i nostri debiti alle tue spalle?

Cento anni e ancora sette e non è cambiato niente.
Mi stanno vendendo sogni
e scarpe strette con cui andare
per un dove non so dove
indietro e incontro al tempo contemporaneamente

per scivolare dentro la sorgente del male

Sembra un lancio di vita questa sofferenza
incorniciata alle pareti
Sembra un volo di polvere questo burka candido
mimetizzato nell’ombra bianca di un arroventato silenzio
Sangue di Kandahar nel tramonto
e un otto per mille da donare
per queste bugie travestite di carità cristiana

Hai ancora dubbi August?

Silenzio

Non dici nulla August?

La vedi la domanda trasfigurarsi in risposta
nell’ennesima fuga della figlia di Dio?

Lo vedi? C’è sempre una moneta piena di sogni
sopra una cambiale vera e ancora un pagherò
che pagheranno i figli che abbiamo dimenticato

e scivola

scivola sulla duna
il piede di un tramonto.

Percorsi e riflessioni tra sogno e realtà in compagnia di Strindberg.

di Raffaela Ruju (che ho l’onore di avere come amica)