02 28th, 2009

E poi

Scritto da Fra in Italian history X
02 18th, 2009

Non mi perdo in inutili preamboli, sto tutto il giorno tra libri, lavoro, esami, corsi e la sera sono talmente stanca che non riesco neanche ad accendere il pc.

Nonostante lo stordimento,  i sensi sono all’erta.

Sguardo perso tra le nuvole, jeans, il solito maglioncino colorato, capelli spettinati , borsa gigante in spalla ed infine scarpe da ginnastica. Accessorio indispensabile, date le mie giornate vissute all’ultimo minuto. “Corri, sei in ritardo!”

Io corro, corro ed osservo. Osservo e mi chiedo cosa pensa la signora dai capelli rossi in fila di fronte a me al supermercato. E’ vestita come una pin up, capelli perfetti , unghie spezzate e mani rovinate; è indecisa se prendere il prosciutto o le merendine. Oggi follie, giorno di sconti, vada per tutte e due.

E’ il re del mondo, l’uomo che è in piedi davanti a me sul bus. Valigetta griffatta, iPod in azione e sguardo fiero di chi non si abbassa al nostro livello, schifosi pendolari straccioni.

C’è il signore dai capelli d’argento che incontro tutte le mattine mentre vado in Riserva. E’ solo, triste, con gli occhi velati di chi ha scritto molte pagine della propria storia. Guarda il mare e sorride, ricorda quando da bambino ad imparato a rimanere a galla. Proprio lì.

C’è la signora cinquantenne, che parla al telefono con un’amica. Con le lacrime agli occhi vorrebbe una tregua dalla  figlia 15enne. Troppi pensieri, troppa cattiveria, troppa strafottenza.

E poi ci sono due signore impellicciate che hanno tanta paura di uscire la sera, non sono più tempi sicuri. Nel dirlo alzano gli occhi e guardano Meriam. La ragazza con il velo. La incontro spesso perché lavora alla Sissa, un centro per cervelloni, ma le signore sono troppo prese dalle loro pellicce coperte di naftalina per darle la dovuta importanza.

Poi c’è Federico. Sono le cinque e torna a casa dopo un turno massacrante. Vuole solo andare a casa e sedersi davanti la tv, magari con una birra fresca.

Poi c’è  Chiara, non sa ancora parlare ma mi sorride tendendomi le braccine. Sono di ritorno dal lavoro, veramente distrutta, ma quegli occhi limpidi mi illuminano il cuore.

E poi ci sono io, penso all’esame che forse non passerò. Penso a Veltroni che si è dimesso (Ma perché, si era candidato?) Penso che nel 2009 dobbiamo ancora sentir parlare di omofobia a San Remo.

Penso .

La mia fermata, è ora di scendere.



01 29th, 2009

Leggi e rileggi il curriculum, evitando clamorosi orrori che potrebbero farti guadagnare il cestino. La paura di aver dimenticato qualcosa, lui che ti fa coraggio e invii la mail.
Risposta:” la aspettiamo per un colloquio giovedì alle 15:00″
Perfetto.
Il sole mattutino promette bene. La mattina se ne vola in un soffio, pranzo in un lampo e alle 14:00 esco di casa.
Sarò puntualissima.  C”è una mia amica ad aspettarmi- anche lei stesso colloquio-  alla fermata dell’autobus. Piena di speranze e fiera delle mie conoscenze mi preparo mentalmente all’incontro. Il maledetto non parte. Accidenti sono le 14:40, non c’è la faremo mai, finalmente accende i motori.

Arriviamo a destinazione, ma sbagliamo l’ingresso. Il che significa altro 15 minuti di corsa. Finalmente arriviamo. L’ambiente è piccolo ma accogliente, ci sono altre otto persone. Sguardi timidi e preoccupati riempiono la stanza. Iniziano le presentazioni, tutti seduti in cerchio decantiamo le nostre lodi.  Parlando delle mie esperienze mi rendo conto di non essere messa tanto male. Rotto  il ghiaccio e fatta la conoscenza dello staff  la responsabile ci  mostra quello che ci aspetterà.  Mercoledì inizieremo gli affiancamenti e due giorni di teoria a tempo pieno. Non so perché sono così contenta, il lavoro è saltuario, faticosissimo e pagato una miseria. Lavorerò in un parco marino, magari tra un mese rimpiangerò tutto questo ottimismo, ma per ora sono felice.
Non vedo l’ora di iniziare, non ho idea di come riuscirò a gestire anche il laboratorio e l’università. Ma che bello, sto facendo quello per cui ho lavorato tanto e almeno per questa sera voglio essere felice e soddisfatta.

scogliera di miramare



La radio programmata prima di addormentarmi sceglie come colonna sonora del mio risveglio i Guns. Sbuffo un po’, ma io me la canto.

Errore fatale: sulla voce del notiziario crollo di nuovo in un sonno profondo. Dopo un’ora di letargo i sensi di colpa mi buttano giù dal letto, neanche la casa stesse bruciando. Scappo, corro.

“Non ci siamo ragazza mia”. Devo bere un caffè, i rimproveri di mia madre riecheggiano nella testa.

Calma e sangue freddo.

La moka del caffè sembra un miraggio, magico liquido nero capace di scuotere i miei  cinque neuroni e congiungerli in un unico filo logico.

Sbuffa, mi chiama. “prendi una tazzina e versami dentro,che aspetti.” ccshhhshhsss (leggasi suono onomatopeico della macchinetta del caffè) ” Guarda che faccia, sei uno straccio”

Mi guardo intorno un po’ perplessa, la mia testa mi sta giocando brutti scherzi. Devo andare a letto prima la sera , così non va non va per nulla.

Finalmente ci siamo, un cucchiaino di caffè e parte l’input. Modello elettroshock, sgrano gli occhi e piombo nella realtà, accidenti. Forse era meglio prima, mi rendo conto del tremendo ritardo che ho. Non riuscirò mai a fare la spesa ed andare in biblioteca.

Dilemma epico : nutro la mente o il corpo?

Troppo tardi:  panino al volo, salto sul bus e mi dirigo verso le sudate carte.

Così non ci siamo. “ma dai in fondo ti piace, tutto questo casino”

Accidenti di nuovo la voce nella mia testa, frugo nella borsa.
Magico lettore mp3. Musica, opzioni,random

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01 9th, 2009

un altro sole

Anno nuovo vita nuova, o quasi.

Appena un minuto dopo la mezzanotte, inondata di spumante in piazza di Spagna, stretta al mio stupendo compagno percorro mentalmente tutti i nuovi propositi del nuovo anno.

Come al solito ne rispetterò la metà, speriamo per lo meno di non glissare sulle cose importanti.

Decisioni rimandate per tanti, troppi anni bussano alla porta dei miei 27 anni. La paura di non saper affrontare grandi prove nel modo giusto.

Sognare la scoperta del secolo, un lavoro che mi gratifichi anche economicamente. Mi accontenterei del minimo sindacale. Questi lavori precari mi distruggono, troppa incertezza, impossibilità di fare progetti che superino i tre mesi.

Voglio comunque essere positiva, non voglio certo angosciarvi con un post piagnucoloso. In fondo la mia vita non è così male. Oserei persino dire che sono felice.

E’ decisamente tanto che non mi collego ad internet, ma fino a due giorni fa mi era impossibile. Ora che sono ritornata all’ovile tornerò a dedicare tempo a questo secondo mondo  che mi manca quando ne sono lontana. E si, ammetto che mi capita di pensare ai miei amici blogger anche quando non c’è uno schermo a mediare il tutto.Non ho mai negato di essere un po’ fuori di testa.

Con i miei discorsi senza senso , le frasi sconclusionate, i progetti e le paure vi lascio. Anche se in ritardo auguro a tutti voi nuovi propositi per il nuovo anno. Alcuni rispettateli, altri no. Lasciate che siano speranze ma non smettete mai di sognare.

Decisamente sdolcinata, finiamola qua. “Bella per voi” :mrgreen:



12 24th, 2008

Avrei voluto lasciare un’immagine buffa ed Xmas-style da associare a questo post di auguri e contestualmente di pausa rigenerativa.

Ma a quanto pare questo 2008 non ha ancora deciso di “riserbarmi la sfortuna di incontrarmi con lui”, per cui continua a giocare tiri bassi. E manca più di una settimana, sono sicura che non è ancora finita.

In compenso ho ancora il sorriso per fare a tutti i miei più cari auguri di buon natale, buone feste, buon capodanno, buona epifania e bbona magnata :smile:



11 28th, 2008

Giorgio da 24 anni vede sempre le stesse 3000 facce, si sente al sicuro nel suo paesino con i soliti amici e la solita routine.

Da due anni si alza tutte le mattine alle sei per andare a lavorare a 15 km da casa. Il lavoro non lo gratifica un granché, ma glielo ha trovato un’amica di famiglia. Aveva considerato anche la carriera militare,  ma non ha retto. Quindi si accontenta. In fondo si sa, da quando ci sono tutti questi extracomunitari a togliere lavoro è difficile per un giovane e volenteroso italiano trovare il posto fisso.

Il sabato ripete la stessa routine con gli amici di una vita: pizza, discoteca e alcol a fiumi. Lui è un bravo ragazzo a casa non beve mai, ma un pò di svago con gli amici che male fa.

Sono tutti ragazzi seri, d’altri tempi. Sì hanno qualche tendenza estremista, ma in fondo sono giovani. E poi ci vuole qualcuno che gliela canti a questi immigrati di merda.

Giorgio è l’orgoglio dei genitori. Il padre impiegato al comune  e proprietario terriero non è mai a casa, ma la sere parlano un sacco di fronte alla tv. Commentano ogni notizia del telegiornale e gli racconta di quando gli italiani migravano all’estero. Mica erano così incivili. Dovevano fare le visite mediche ed avere un lavoro, noi sì che eravamo gente seria, mica come questi che portano droga, prostituzione e malavita. La madre casalinga, che a definirla “ottusa ignorante” le si fa un complimento, sta tutto il giorno a parlare con “la Maria”. Non quella della sfera celeste, ma quella di Canale 5. Parla, parla e aspetta la catastrofe da un momento all’altro perchè si sa, questo paese è allo sbando con tutti gli stranieri che ci sono in giro.

A completare il bel nucleo famigliare c’è una sorella ventenne che ha rischiato l’anoressia, è annoiata della vita e vive imitando Paris Hilton.

Tutti vivono assieme, ma ogniuno vive dentro se stesso. Nessuno si accorge che in camera del figlio ci sono effigi del duce e di Hitler, nessuno si accorge di quel marchio sulla pelle. Ma si sa sono ragazzate, chi sa dove le ha prese certe idee. Perchè fargli notare che osanna degli assassini? Siamo nel 2008 bisogna, guardare al futuro.

E ‘ora di cena.
“Shhh! Accendi la tv.”



11 26th, 2008

Il periodo che stiamo vivendo è veramente buio. Stiamo regredendo o forse non ci siamo mai mossi, forse siamo vittime di un incubo collettivo.

La paura del nuovo e del diverso sono diventate le ossessioni del millennio. L’amore , la tolleranza e la carità stanno diventando solo noiose questioni sociali.

Personalmente non ho mai avuto un alta opinione della classe ecclesiastica ne delle ipocrisie del Chiesa.  Predicano amore e comprensioni dettando tutte le regole del gioco e se non le accetti andrai a l’inferno con tutti i crismi.

Non voglio diventare la nuova paladina degli omosessuali o di chi come me convive e ama fuori dal matrimonio e magari  lanciare proseliti contro il Vaticano e i suoi seminari che guariscono da ogni male.

Potrei  dire un milione di ovvietà , userò  invece le parole di Valerie tratte dal film “V for vendetta” che ho trovato molto significative.

Non so chi sei, ma per favore credimi. Non c’è modo di convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi importa. Io sono Io, e non so chi sei, ma ti amo! Ho una piccola matita, che non hanno trovato. Sono una donna. La nascondo dentro di me. Forse non potrò scriverti più, così questa è una lunga lettera sulla mia vita. È la sola autobiografia che scriverò mai, e devo scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1957 e pioveva sempre. Dopo le elementari e le medie, andai in un collegio femminile. Volevo fare l’attrice. Incontrai la mia prima amica a scuola. Si chiamava Sara, aveva quattordici anni e io quindici, eravamo tutte e due allieve della signorina Watson. I suoi polsi. I suoi polsi erano bellissimi. Durante l’ora guardavo il vasetto con dentro il feto di coniglio sotto spirito. Il signor Hird diceva che era una fase adolescenziale da cui si esce. Sara ne uscì. Io no. Nel 1973 smisi di fingere e presentai ai miei genitori una ragazza di nome Christine. Una settimana dopo mi trasferii a Londra e mi iscrissi ad arte drammatica. Mia madre diceva che le avevo spezzato il cuore. Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? È a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l’ultimo centimetro di noi che ci resta… ma in quel centimetro siamo liberi. Londra. A Londra ero felice. La mia prima parte fu quella di Dandini, in Cenerentola. Il mondo era bizzarro, ignoto e frenetico, con quelle platee invisibili dietro i riflettori incandescenti e quell’emozione spasmodica. Ero elettrizzata e sola. Di sera andavo nei club, ma me ne stavo più che altro per i fatti miei. L’ambiente non mi piaceva: c’erano tanti che volevano solo essere gay. Era la loro vita, la loro ambizione, non parlavano d’altro. Io volevo qualcosa di più. Il lavoro andava bene. Nei film mi davano parti sempre più importanti. Nel 1986 interpretai “The salt flats”. Alla critica piacque, al pubblico no. Conobbi Ruth durante la lavorazione. Ci amavamo. Vivevamo insieme e il giorno di San Valentino mi mandava le rose. Dio mio, quanto avevamo. Furono i tre anni più belli della mia vita. Nel 1988 ci fu la guerra e non ci furono più rose. Per nessuno. Nel 1992, dopo il colpo di stato, cominciarono ad arrestare i gay. Presero Ruth mentre era fuori a cercar da mangiare. Perché hanno tanta paura di noi? La bruciarono con delle sigarette accese e la costrinsero a fare il mio nome. Firmò una denuncia secondo cui io l’avevo sedotta. Non gliene feci una colpa. Dio l’amavo, non gliene feci una colpa. Ma lei sì. Si uccise nella sua cella. Non sopportare d’avermi tradita, d’aver rinunciato a quell’ultimo centimetro. Vennero a prendermi. Dissero che avrebbero bruciato tutti i miei film. Mi rasarono i capelli, mi misero la testa in un water, si scambiavano barzellette sulle lesbiche. Mi portarono qui e mi diedero dei farmaci. Non sento più la lingua. Non riesco a parlare. L’altra donna gay che era qui, Rita, è morta due settimane fa. Credo che anch’io morirò presto. Strano che la mia vita debba finire in un posto terribile come questo, però per tre anni ho avuto ldee rose e non ho dovuto giustificarmi con nessuno. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà… tranne uno. Un centimetro. È piccolo e fragile ed è l’unica cosa al mondo che valga la pena d’avere. Non dobbiamo mai perderlo o venderlo o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via. Non so chi sei, né se sei un uomo, o una donna, forse non vedrò mai la tua faccia. Non ti abbraccerò mai. Non piangerò mai con te. Non mi ubriacherò mai con te. Però ti amo. Spero che tu riesca a fuggire da qui. Spero che il mondo cambi e che le cose vadano meglio, e che ci saranno ancora rose per tutti. Vorrei poterti baciare. Valerie.”



Occhi

Scritto da Fra in Sogno o son desta
11 24th, 2008

La pioggia incalza da questa mattina ,lavando via il bello e il brutto. Tutto riluce nella sua oscurità, lucido e freddo, quasi irreale.

L’immancabile tazza bollente sul tavolo, mille pensieri.

Getto lo sguardo lontano, un gatto nero cerca riparo sotto quello che doveva essere stato  un ripostiglio degli attrezzi.

Apro la finestra.  L’aria gelida raffredda i mie tortuosi pensieri. Un brivido percorre la schiena, vorrei rannicchiarmi come quel gattino. Nuda avvolta da una coperta di nebbia,fumo e panna in me. Dolce e amaro, paura e voglia di scoprire un domani quanto meno incerto. La certezza di una dura battaglia, la paura della sconfitta, la bramosia della vittoria.

Il collo sottile baciato dal vento, brividi elettrici, attratta da due occhi color dell’onice.  Stelle improbabili in un cielo senza rotta, due metà di un intero quello che diventeremo.

L’infinita lotta che mai mi abbandona, mi sforzo di tenare assieme i pezzi di me stessa che si respingono come calamite con uguale polarità.

Sai tu la mia risposta ,il campo magnetico che ordinerà i mie pezzi, che mi aiuterà a non distruggermi.



Cercherò di glissare lo sbarco in terra triestina del cavaliere,considerando già la mia bassa opinione di Trieste e del Nano non voglio lasciarmi andare a sproloqui dettati dal mix letale.

Questa settimana e quasi guinta al temine, il labirinto che ho imboccato sembra mostrarmi la strada per l’uscita. Il timore di quello che mi aspetterà la settima prossima appare chiaro a mie occhi come la più nitida delle visioni. Sò già che dovrò affilare gli artigli, avvoltoi di ogni tipo cercano di divorare la carcassa non consapevoli del fatto che ancora sono in vita e per nulla intenzionata a mollare la presa. La competizione è sempre più alta, iniziano i colpi bassi imbellettati da sorrisi e nastri rosa. Fedele alla mia etica non voglio giocare sporco, ma parlare chiaro sì. Quello non possono impedirmelo, cosi come non mi addolciranno con la velata minaccia di ripercussioni in ambito universitario e lavorativo. Non mi faccio troppi problemi, è ben nota la mia incapacità nel riconoscere forme di potere e la mia perversione nello sfidarle quasi fosse un gioco.

In realtà mi sento come un animale: non caccio se non per istinto di sopravvivenza e quando la sfida si fa interessante iniziano le danze. La lotta che mi affascina è  psicologia solo mente e resistenza.

Tranquilli non sono impazzita e non mi metterò ad ululare alla luna mi sto solo preparando al mio rientro in laboratorio dopo l’assenza opsedalieria.

Per ora mi concederò solo un rilassante fine settimana in cui riordinare le idee e diventare un po’ preda e un po’ predatore.



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