04 1st, 2009

tacchi_a_spillo

Danza  rituale nel mettermi un paio di jeans al volo, seguiti dal solito maglioncino scollo a v e scarpe da tennis. Passo distrattamente davanti al minuscolo specchio di un altrettanto minuscolo bagno.

Il pallore del mio viso, solitamente olivastro, mi fa soffermare qualche minuto in più su un volto che mi guarda e che non riconosco. Due grandi occhi color nocciola mi guardano, quasi imbarazzata distolgo lo sguardo e sorrido. Alle volte dimentico di essere una donna sull’orlo dei trenta.

Da eterna adolescente non mi riconosco in questo corpo da donna.

Falsa ingenuità coperta da un filo di fard e matita nera.

Le occhiaie, regalo di una notte brava, mi riportano a quando tutti i sabati non rincasavo prima dell’alba. Scarpe in mano cercando di non svegliare i miei nella stanza di fianco alla mia. La luce che puntuale si accendeva non appena infilata la chiave nella serratura.

“Quando vivrò per conto mio sarà tutto diverso”.

Ora ho 27 anni, vivo ad 800 km dai miei genitori.
E la sera crollo nel letto dopo una giornata di studio e lavoro.

Buffo, no?

L’altra sera sono uscita con degli amici. Qualche birra, una sigaretta e si sono fatte le tre.

Il risveglio. Il caffè. Tanto caffè.

Un viso pallido mi osserva ancora dallo specchio con quel suo sottile alone grigio sotto gli occhi.

It’s not possible.

Correttore. Fard. Lucidalabbra.

Il risultato non è male.

Infilo il cappotto e torno ad essere una donna adolescente.



Dato il periodo super pieno, attingo a piene mani dalle perle uscite dal cilindro del mio compagno.

Quanto state per leggere è uscito qualche giorno fà su Scaricabile ora allegato anche al Mucchio.

Prendetene e leggetene tutti; dal Terzoocchio di Ska.

Sono ancora palestinese e quindi, formalmente, un extracomunitario.

L’anno in cui da lassù mio padre decise di rispedirmi tra gli uomini, trovai questi ultimi davanti la televisione.
Nacqui così per la seconda volta, ma nella scelta della terra da far diventar per me natìa un dubbio mi assalì:”ora che posso scegliere, non posso mica tornare in Giudea. Sotto Erode ho rischiato di venir fatto fuori a neanche due anni, poi gli amici di Roma ci sono riusciti a 33: mi hanno appeso a quattro pezzi di legno chiedendo al popolo di scegliere tra me e un ladro.”
Hanno scelto il ladro.
Adesso continuano ad ammazzarsi per colpa mia. Se mi vedono in giro mi fanno un culo come una Moschea, non è il caso.
Io che tutto posso, decisi di vivere in un posto in cui regnava pace, armonia e tolleranza.

Ho scelto l’Italia.

Culla della tradizione umanista e sede dei miei più fedeli adepti, è la terra che più di tutte idolatrava la mia immagine, in perenne sofferenza e dolore, esposta al pubblico ludibrio all’interno di posti tristi, ma allo stesso tempo trasudanti opulenza.

A volte ho il dubbio di essere rinato Elvis.

Ma sono ancora palestinese e quindi, formalmente, un immigrato irregolare.

L’anno in cui nacqui era in vigore una norma che mi riportò la memoria indietro di secoli: volevano impedire ai bambini di esistere. A suon di “obblighi per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile”, iniziarono a scomparire bambini. Erano in giro, erano dappertutto, sudici, lerci, sporchi, vivevano sotto cartoni con poco cibo e sniffando colla. Genitori stranieri privi di permesso di soggiorno non potevano certificare la nascita dei propri figli. Bambini inesistenti per lo Stato, che pur li accoglieva, ma non voleva né vederli né sentirli. E dalla nuova Maria irregolare, dopo un parto clandestino, nacqui io. Un Gesù senza nome, senza uno Stato, senza una dignità. Un Gesù apolide. A stateless Jesus.

L’hanno retoricamente accostata alla leggendaria Strage degli innocenti di Erode, raccontata solo dal vangelo di Matteo e di cui in realtà non vi sono neanche tracce storiche evidenti. Ma Erode era un pivello, questo sì che è un sistema che funziona. È la stessa vecchia storia, che si ripete di continuo: innocenti venivano sterminati anche nei miti di Sargon, Nimrod, Mosè, Giasone, Krishna, Mordred e chiaramente nella mia.

Figurarsi se Erode avrebbe mai potuto attuare uno sterminio di duenni maschi del proprio popolo. Oggi, in Italia, non serve più ammazzarli. Basta farli scomparire sotto i gradini più bassi della scala sociale.

Ai tempi di Erode potevo essere perseguitato, ma con un nome. Adesso vengo perseguitato senza neanche sapere chi sono e perché.

“Il linciaggio è la forma di giustizia più alta”, dopo millenni ancora lo sento dire da un tale Miglio. Ho provato a giocarmi la carta del “chi non ha peccato scagli la prima pietra” e oh, l’hanno scagliata per davvero. Sono talmente presi dalla padana e xenofoba caccia che non riconoscerebbero un Cristo neanche se ce l’avessero davanti. “Bastoni contro l’immigrazione”

Oh no, era decisamente meglio vivere ai tempi di Erode. Se a Betlemme in quel lontano anno zero, ci fossero state le leggi vigenti in Italia mamma Maria e babbo Giuseppe sarebbero stati denunciati per “Occupazione abusiva di edificio rurale” (art. 633 del C.P.) fatti sgomberare e buttati in mezzo alla strada. Se si fossero affidati ad un medico sarebbero stati denunciati ed io sarei stato affidato ai servizi sociali (art. 403 del C.C.).

Ma sono nato in Italia e quindi, formalmente, non esisto.

L’Italia. Splendida terra su cui batte sempre il sole, in cui si cantano melodrammi romantici, si suona il mandolino ed in cui vige la regola del riso e del raus, del bella ciao e del sieg heil. Una singolare contraddizione di questo splendido popolo capace di tanto ed incapace di troppo, in cui con la mano sinistra ti passano una tangente e con la destra alzata inneggiano ed autorizzano la delazione e la persecuzione etnica.

Ed ora sono qui, di nuovo trentatreenne, deportato in carcere assieme ad un altro centinaio di rumeni stupratori, rom rapitori, cani randagi killer e negri. Accusato di associazione sovversiva (270 c.p.), offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone (430 c.p.) ed offesa contro la persone del Sommo Pontefice (278 c.p.). E questo solo per aver riportato in terra la parola del Padre. A molestare ragazzini dentro una parrocchia o a fare un falso in bilancio si rischia meno. In Italia mafia, camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita controllano di fatto il paese e questi si preoccupano di un povero Cristo.

In Italia non serve più ammazzare le persone per farle sparire. Bastano le leggi.

E’ la burocrazia, bellezza.



Anime nere

Scritto da Fra in Italian history X
03 9th, 2009

Finita la mimosa e le rose rosse si ritorna alla routine.

La cena da mettere in tavola, il bucato da stendere, tuo figlio che ti vomita tutto il suo disprezzo e le grida  furiose dell’uomo che hai scelto come compagno.

Questa è la vita della mia vicina di casa. O perlomeno la immagino così.

Sono seduta davanti al computer e sento un rumore sordo dal piano di sopra, sobbalzo e corro dal mio compagno. Sguardi preoccupati. Ascoltiamo le sedie sbattute rovinosamente a terra da i nostri vicini, che sono nuovamente ai ferri corti. Non sappiano di nuovo cosa fare. I muri sottilissimi ci rendono spettatori involontari di queste liti sempre più frequenti.

Lui grida. Una bestia furiosa che spazza via ogni risposta, ogni confronto. Lei lo segue come una geisha fedele dai piccoli passi e dai gesti soavi. Poi i passi di lui. Le grida. I pugni sul tavolo. Il mio terrore è quello di vederle impresso sul corpo la firma di lui dal violaceo colore di un amore tradito.

Congetture, forse sono solo congetture le mie. La incontro sul pianerottolo, ma quasi non mi rivolge parola: i panni sporchi si lavano in casa. Quella chiamata ai carabinieri che non so mai se fare.
Un uragano che si conclude in pochi minuti, con lei che se ne va da casa sua e lui che come un bambino si rifugia nella telefonata ad un amico.  La sua voce sembra quasi rotta dal senso di colpa e come il predatore che assapora quella prima, piccola, gustosa goccia di sangue, in estasi inebriato della propria grandezza affonda il morso fatale.

La preda cade immobile al suo volere, non più memore della propria coscienza di essere umano. Di donna, di madre.

Vorrei stringerla, dirle che può mandarlo al diavolo. Ma lei la signora del piano di sopra, se ne va nel suo impermeabile di velluto nero, con un ennesimo fallimento che non vuole ammettere, con una altra frattura dell’anima  già segnata da un divorzio.

E se ne va tra la folla, mischiando la sua disperazione alla solitudine di altre mille anime nere.



02 28th, 2009

E poi

Scritto da Fra in Italian history X
02 18th, 2009

Non mi perdo in inutili preamboli, sto tutto il giorno tra libri, lavoro, esami, corsi e la sera sono talmente stanca che non riesco neanche ad accendere il pc.

Nonostante lo stordimento,  i sensi sono all’erta.

Sguardo perso tra le nuvole, jeans, il solito maglioncino colorato, capelli spettinati , borsa gigante in spalla ed infine scarpe da ginnastica. Accessorio indispensabile, date le mie giornate vissute all’ultimo minuto. “Corri, sei in ritardo!”

Io corro, corro ed osservo. Osservo e mi chiedo cosa pensa la signora dai capelli rossi in fila di fronte a me al supermercato. E’ vestita come una pin up, capelli perfetti , unghie spezzate e mani rovinate; è indecisa se prendere il prosciutto o le merendine. Oggi follie, giorno di sconti, vada per tutte e due.

E’ il re del mondo, l’uomo che è in piedi davanti a me sul bus. Valigetta griffatta, iPod in azione e sguardo fiero di chi non si abbassa al nostro livello, schifosi pendolari straccioni.

C’è il signore dai capelli d’argento che incontro tutte le mattine mentre vado in Riserva. E’ solo, triste, con gli occhi velati di chi ha scritto molte pagine della propria storia. Guarda il mare e sorride, ricorda quando da bambino ad imparato a rimanere a galla. Proprio lì.

C’è la signora cinquantenne, che parla al telefono con un’amica. Con le lacrime agli occhi vorrebbe una tregua dalla  figlia 15enne. Troppi pensieri, troppa cattiveria, troppa strafottenza.

E poi ci sono due signore impellicciate che hanno tanta paura di uscire la sera, non sono più tempi sicuri. Nel dirlo alzano gli occhi e guardano Meriam. La ragazza con il velo. La incontro spesso perché lavora alla Sissa, un centro per cervelloni, ma le signore sono troppo prese dalle loro pellicce coperte di naftalina per darle la dovuta importanza.

Poi c’è Federico. Sono le cinque e torna a casa dopo un turno massacrante. Vuole solo andare a casa e sedersi davanti la tv, magari con una birra fresca.

Poi c’è  Chiara, non sa ancora parlare ma mi sorride tendendomi le braccine. Sono di ritorno dal lavoro, veramente distrutta, ma quegli occhi limpidi mi illuminano il cuore.

E poi ci sono io, penso all’esame che forse non passerò. Penso a Veltroni che si è dimesso (Ma perché, si era candidato?) Penso che nel 2009 dobbiamo ancora sentir parlare di omofobia a San Remo.

Penso .

La mia fermata, è ora di scendere.



01 29th, 2009

Leggi e rileggi il curriculum, evitando clamorosi orrori che potrebbero farti guadagnare il cestino. La paura di aver dimenticato qualcosa, lui che ti fa coraggio e invii la mail.
Risposta:” la aspettiamo per un colloquio giovedì alle 15:00″
Perfetto.
Il sole mattutino promette bene. La mattina se ne vola in un soffio, pranzo in un lampo e alle 14:00 esco di casa.
Sarò puntualissima.  C”è una mia amica ad aspettarmi- anche lei stesso colloquio-  alla fermata dell’autobus. Piena di speranze e fiera delle mie conoscenze mi preparo mentalmente all’incontro. Il maledetto non parte. Accidenti sono le 14:40, non c’è la faremo mai, finalmente accende i motori.

Arriviamo a destinazione, ma sbagliamo l’ingresso. Il che significa altro 15 minuti di corsa. Finalmente arriviamo. L’ambiente è piccolo ma accogliente, ci sono altre otto persone. Sguardi timidi e preoccupati riempiono la stanza. Iniziano le presentazioni, tutti seduti in cerchio decantiamo le nostre lodi.  Parlando delle mie esperienze mi rendo conto di non essere messa tanto male. Rotto  il ghiaccio e fatta la conoscenza dello staff  la responsabile ci  mostra quello che ci aspetterà.  Mercoledì inizieremo gli affiancamenti e due giorni di teoria a tempo pieno. Non so perché sono così contenta, il lavoro è saltuario, faticosissimo e pagato una miseria. Lavorerò in un parco marino, magari tra un mese rimpiangerò tutto questo ottimismo, ma per ora sono felice.
Non vedo l’ora di iniziare, non ho idea di come riuscirò a gestire anche il laboratorio e l’università. Ma che bello, sto facendo quello per cui ho lavorato tanto e almeno per questa sera voglio essere felice e soddisfatta.

scogliera di miramare



La radio programmata prima di addormentarmi sceglie come colonna sonora del mio risveglio i Guns. Sbuffo un po’, ma io me la canto.

Errore fatale: sulla voce del notiziario crollo di nuovo in un sonno profondo. Dopo un’ora di letargo i sensi di colpa mi buttano giù dal letto, neanche la casa stesse bruciando. Scappo, corro.

“Non ci siamo ragazza mia”. Devo bere un caffè, i rimproveri di mia madre riecheggiano nella testa.

Calma e sangue freddo.

La moka del caffè sembra un miraggio, magico liquido nero capace di scuotere i miei  cinque neuroni e congiungerli in un unico filo logico.

Sbuffa, mi chiama. “prendi una tazzina e versami dentro,che aspetti.” ccshhhshhsss (leggasi suono onomatopeico della macchinetta del caffè) ” Guarda che faccia, sei uno straccio”

Mi guardo intorno un po’ perplessa, la mia testa mi sta giocando brutti scherzi. Devo andare a letto prima la sera , così non va non va per nulla.

Finalmente ci siamo, un cucchiaino di caffè e parte l’input. Modello elettroshock, sgrano gli occhi e piombo nella realtà, accidenti. Forse era meglio prima, mi rendo conto del tremendo ritardo che ho. Non riuscirò mai a fare la spesa ed andare in biblioteca.

Dilemma epico : nutro la mente o il corpo?

Troppo tardi:  panino al volo, salto sul bus e mi dirigo verso le sudate carte.

Così non ci siamo. “ma dai in fondo ti piace, tutto questo casino”

Accidenti di nuovo la voce nella mia testa, frugo nella borsa.
Magico lettore mp3. Musica, opzioni,random

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01 9th, 2009

un altro sole

Anno nuovo vita nuova, o quasi.

Appena un minuto dopo la mezzanotte, inondata di spumante in piazza di Spagna, stretta al mio stupendo compagno percorro mentalmente tutti i nuovi propositi del nuovo anno.

Come al solito ne rispetterò la metà, speriamo per lo meno di non glissare sulle cose importanti.

Decisioni rimandate per tanti, troppi anni bussano alla porta dei miei 27 anni. La paura di non saper affrontare grandi prove nel modo giusto.

Sognare la scoperta del secolo, un lavoro che mi gratifichi anche economicamente. Mi accontenterei del minimo sindacale. Questi lavori precari mi distruggono, troppa incertezza, impossibilità di fare progetti che superino i tre mesi.

Voglio comunque essere positiva, non voglio certo angosciarvi con un post piagnucoloso. In fondo la mia vita non è così male. Oserei persino dire che sono felice.

E’ decisamente tanto che non mi collego ad internet, ma fino a due giorni fa mi era impossibile. Ora che sono ritornata all’ovile tornerò a dedicare tempo a questo secondo mondo  che mi manca quando ne sono lontana. E si, ammetto che mi capita di pensare ai miei amici blogger anche quando non c’è uno schermo a mediare il tutto.Non ho mai negato di essere un po’ fuori di testa.

Con i miei discorsi senza senso , le frasi sconclusionate, i progetti e le paure vi lascio. Anche se in ritardo auguro a tutti voi nuovi propositi per il nuovo anno. Alcuni rispettateli, altri no. Lasciate che siano speranze ma non smettete mai di sognare.

Decisamente sdolcinata, finiamola qua. “Bella per voi” :mrgreen:



12 24th, 2008

Avrei voluto lasciare un’immagine buffa ed Xmas-style da associare a questo post di auguri e contestualmente di pausa rigenerativa.

Ma a quanto pare questo 2008 non ha ancora deciso di “riserbarmi la sfortuna di incontrarmi con lui”, per cui continua a giocare tiri bassi. E manca più di una settimana, sono sicura che non è ancora finita.

In compenso ho ancora il sorriso per fare a tutti i miei più cari auguri di buon natale, buone feste, buon capodanno, buona epifania e bbona magnata :smile:



11 28th, 2008

Giorgio da 24 anni vede sempre le stesse 3000 facce, si sente al sicuro nel suo paesino con i soliti amici e la solita routine.

Da due anni si alza tutte le mattine alle sei per andare a lavorare a 15 km da casa. Il lavoro non lo gratifica un granché, ma glielo ha trovato un’amica di famiglia. Aveva considerato anche la carriera militare,  ma non ha retto. Quindi si accontenta. In fondo si sa, da quando ci sono tutti questi extracomunitari a togliere lavoro è difficile per un giovane e volenteroso italiano trovare il posto fisso.

Il sabato ripete la stessa routine con gli amici di una vita: pizza, discoteca e alcol a fiumi. Lui è un bravo ragazzo a casa non beve mai, ma un pò di svago con gli amici che male fa.

Sono tutti ragazzi seri, d’altri tempi. Sì hanno qualche tendenza estremista, ma in fondo sono giovani. E poi ci vuole qualcuno che gliela canti a questi immigrati di merda.

Giorgio è l’orgoglio dei genitori. Il padre impiegato al comune  e proprietario terriero non è mai a casa, ma la sere parlano un sacco di fronte alla tv. Commentano ogni notizia del telegiornale e gli racconta di quando gli italiani migravano all’estero. Mica erano così incivili. Dovevano fare le visite mediche ed avere un lavoro, noi sì che eravamo gente seria, mica come questi che portano droga, prostituzione e malavita. La madre casalinga, che a definirla “ottusa ignorante” le si fa un complimento, sta tutto il giorno a parlare con “la Maria”. Non quella della sfera celeste, ma quella di Canale 5. Parla, parla e aspetta la catastrofe da un momento all’altro perchè si sa, questo paese è allo sbando con tutti gli stranieri che ci sono in giro.

A completare il bel nucleo famigliare c’è una sorella ventenne che ha rischiato l’anoressia, è annoiata della vita e vive imitando Paris Hilton.

Tutti vivono assieme, ma ogniuno vive dentro se stesso. Nessuno si accorge che in camera del figlio ci sono effigi del duce e di Hitler, nessuno si accorge di quel marchio sulla pelle. Ma si sa sono ragazzate, chi sa dove le ha prese certe idee. Perchè fargli notare che osanna degli assassini? Siamo nel 2008 bisogna, guardare al futuro.

E ‘ora di cena.
“Shhh! Accendi la tv.”



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