

Happy Xmas, but war is over?
Scritto da Fra in Di tutto di più
Avrei voluto lasciare un’immagine buffa ed Xmas-style da associare a questo post di auguri e contestualmente di pausa rigenerativa.
Ma a quanto pare questo 2008 non ha ancora deciso di “riserbarmi la sfortuna di incontrarmi con lui”, per cui continua a giocare tiri bassi. E manca più di una settimana, sono sicura che non è ancora finita.
In compenso ho ancora il sorriso per fare a tutti i miei più cari auguri di buon natale, buone feste, buon capodanno, buona epifania e bbona magnata ![]()
Passato e presente senza futuro
Scritto da Fra in Italian history X
Giorgio da 24 anni vede sempre le stesse 3000 facce, si sente al sicuro nel suo paesino con i soliti amici e la solita routine.
Da due anni si alza tutte le mattine alle sei per andare a lavorare a 15 km da casa. Il lavoro non lo gratifica un granché, ma glielo ha trovato un’amica di famiglia. Aveva considerato anche la carriera militare, ma non ha retto. Quindi si accontenta. In fondo si sa, da quando ci sono tutti questi extracomunitari a togliere lavoro è difficile per un giovane e volenteroso italiano trovare il posto fisso.
Il sabato ripete la stessa routine con gli amici di una vita: pizza, discoteca e alcol a fiumi. Lui è un bravo ragazzo a casa non beve mai, ma un pò di svago con gli amici che male fa.
Sono tutti ragazzi seri, d’altri tempi. Sì hanno qualche tendenza estremista, ma in fondo sono giovani. E poi ci vuole qualcuno che gliela canti a questi immigrati di merda.
Giorgio è l’orgoglio dei genitori. Il padre impiegato al comune e proprietario terriero non è mai a casa, ma la sere parlano un sacco di fronte alla tv. Commentano ogni notizia del telegiornale e gli racconta di quando gli italiani migravano all’estero. Mica erano così incivili. Dovevano fare le visite mediche ed avere un lavoro, noi sì che eravamo gente seria, mica come questi che portano droga, prostituzione e malavita. La madre casalinga, che a definirla “ottusa ignorante” le si fa un complimento, sta tutto il giorno a parlare con “la Maria”. Non quella della sfera celeste, ma quella di Canale 5. Parla, parla e aspetta la catastrofe da un momento all’altro perchè si sa, questo paese è allo sbando con tutti gli stranieri che ci sono in giro.
A completare il bel nucleo famigliare c’è una sorella ventenne che ha rischiato l’anoressia, è annoiata della vita e vive imitando Paris Hilton.
Tutti vivono assieme, ma ogniuno vive dentro se stesso. Nessuno si accorge che in camera del figlio ci sono effigi del duce e di Hitler, nessuno si accorge di quel marchio sulla pelle. Ma si sa sono ragazzate, chi sa dove le ha prese certe idee. Perchè fargli notare che osanna degli assassini? Siamo nel 2008 bisogna, guardare al futuro.
E ‘ora di cena.
“Shhh! Accendi la tv.”
Un centimetro
Scritto da Fra in Raccontami una storia
Il periodo che stiamo vivendo è veramente buio. Stiamo regredendo o forse non ci siamo mai mossi, forse siamo vittime di un incubo collettivo.
La paura del nuovo e del diverso sono diventate le ossessioni del millennio. L’amore , la tolleranza e la carità stanno diventando solo noiose questioni sociali.
Personalmente non ho mai avuto un alta opinione della classe ecclesiastica ne delle ipocrisie del Chiesa. Predicano amore e comprensioni dettando tutte le regole del gioco e se non le accetti andrai a l’inferno con tutti i crismi.
Non voglio diventare la nuova paladina degli omosessuali o di chi come me convive e ama fuori dal matrimonio e magari lanciare proseliti contro il Vaticano e i suoi seminari che guariscono da ogni male.
Potrei dire un milione di ovvietà , userò invece le parole di Valerie tratte dal film “V for vendetta” che ho trovato molto significative.
“ Non so chi sei, ma per favore credimi. Non c’è modo di convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi importa. Io sono Io, e non so chi sei, ma ti amo! Ho una piccola matita, che non hanno trovato. Sono una donna. La nascondo dentro di me. Forse non potrò scriverti più, così questa è una lunga lettera sulla mia vita. È la sola autobiografia che scriverò mai, e devo scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1957 e pioveva sempre. Dopo le elementari e le medie, andai in un collegio femminile. Volevo fare l’attrice. Incontrai la mia prima amica a scuola. Si chiamava Sara, aveva quattordici anni e io quindici, eravamo tutte e due allieve della signorina Watson. I suoi polsi. I suoi polsi erano bellissimi. Durante l’ora guardavo il vasetto con dentro il feto di coniglio sotto spirito. Il signor Hird diceva che era una fase adolescenziale da cui si esce. Sara ne uscì. Io no. Nel 1973 smisi di fingere e presentai ai miei genitori una ragazza di nome Christine. Una settimana dopo mi trasferii a Londra e mi iscrissi ad arte drammatica. Mia madre diceva che le avevo spezzato il cuore. Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? È a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l’ultimo centimetro di noi che ci resta… ma in quel centimetro siamo liberi. Londra. A Londra ero felice. La mia prima parte fu quella di Dandini, in Cenerentola. Il mondo era bizzarro, ignoto e frenetico, con quelle platee invisibili dietro i riflettori incandescenti e quell’emozione spasmodica. Ero elettrizzata e sola. Di sera andavo nei club, ma me ne stavo più che altro per i fatti miei. L’ambiente non mi piaceva: c’erano tanti che volevano solo essere gay. Era la loro vita, la loro ambizione, non parlavano d’altro. Io volevo qualcosa di più. Il lavoro andava bene. Nei film mi davano parti sempre più importanti. Nel 1986 interpretai “The salt flats”. Alla critica piacque, al pubblico no. Conobbi Ruth durante la lavorazione. Ci amavamo. Vivevamo insieme e il giorno di San Valentino mi mandava le rose. Dio mio, quanto avevamo. Furono i tre anni più belli della mia vita. Nel 1988 ci fu la guerra e non ci furono più rose. Per nessuno. Nel 1992, dopo il colpo di stato, cominciarono ad arrestare i gay. Presero Ruth mentre era fuori a cercar da mangiare. Perché hanno tanta paura di noi? La bruciarono con delle sigarette accese e la costrinsero a fare il mio nome. Firmò una denuncia secondo cui io l’avevo sedotta. Non gliene feci una colpa. Dio l’amavo, non gliene feci una colpa. Ma lei sì. Si uccise nella sua cella. Non sopportare d’avermi tradita, d’aver rinunciato a quell’ultimo centimetro. Vennero a prendermi. Dissero che avrebbero bruciato tutti i miei film. Mi rasarono i capelli, mi misero la testa in un water, si scambiavano barzellette sulle lesbiche. Mi portarono qui e mi diedero dei farmaci. Non sento più la lingua. Non riesco a parlare. L’altra donna gay che era qui, Rita, è morta due settimane fa. Credo che anch’io morirò presto. Strano che la mia vita debba finire in un posto terribile come questo, però per tre anni ho avuto ldee rose e non ho dovuto giustificarmi con nessuno. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà… tranne uno. Un centimetro. È piccolo e fragile ed è l’unica cosa al mondo che valga la pena d’avere. Non dobbiamo mai perderlo o venderlo o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via. Non so chi sei, né se sei un uomo, o una donna, forse non vedrò mai la tua faccia. Non ti abbraccerò mai. Non piangerò mai con te. Non mi ubriacherò mai con te. Però ti amo. Spero che tu riesca a fuggire da qui. Spero che il mondo cambi e che le cose vadano meglio, e che ci saranno ancora rose per tutti. Vorrei poterti baciare. Valerie.”
Occhi
Scritto da Fra in Sogno o son desta
La pioggia incalza da questa mattina ,lavando via il bello e il brutto. Tutto riluce nella sua oscurità, lucido e freddo, quasi irreale.
L’immancabile tazza bollente sul tavolo, mille pensieri.
Getto lo sguardo lontano, un gatto nero cerca riparo sotto quello che doveva essere stato un ripostiglio degli attrezzi.
Apro la finestra. L’aria gelida raffredda i mie tortuosi pensieri. Un brivido percorre la schiena, vorrei rannicchiarmi come quel gattino. Nuda avvolta da una coperta di nebbia,fumo e panna in me. Dolce e amaro, paura e voglia di scoprire un domani quanto meno incerto. La certezza di una dura battaglia, la paura della sconfitta, la bramosia della vittoria.
Il collo sottile baciato dal vento, brividi elettrici, attratta da due occhi color dell’onice. Stelle improbabili in un cielo senza rotta, due metà di un intero quello che diventeremo.
L’infinita lotta che mai mi abbandona, mi sforzo di tenare assieme i pezzi di me stessa che si respingono come calamite con uguale polarità.
Sai tu la mia risposta ,il campo magnetico che ordinerà i mie pezzi, che mi aiuterà a non distruggermi.
Un po’ preda e un po’ predatore
Scritto da Fra in Donne sull'orlo di una crisi di nervi
Cercherò di glissare lo sbarco in terra triestina del cavaliere,considerando già la mia bassa opinione di Trieste e del Nano non voglio lasciarmi andare a sproloqui dettati dal mix letale.
Questa settimana e quasi guinta al temine, il labirinto che ho imboccato sembra mostrarmi la strada per l’uscita. Il timore di quello che mi aspetterà la settima prossima appare chiaro a mie occhi come la più nitida delle visioni. Sò già che dovrò affilare gli artigli, avvoltoi di ogni tipo cercano di divorare la carcassa non consapevoli del fatto che ancora sono in vita e per nulla intenzionata a mollare la presa. La competizione è sempre più alta, iniziano i colpi bassi imbellettati da sorrisi e nastri rosa. Fedele alla mia etica non voglio giocare sporco, ma parlare chiaro sì. Quello non possono impedirmelo, cosi come non mi addolciranno con la velata minaccia di ripercussioni in ambito universitario e lavorativo. Non mi faccio troppi problemi, è ben nota la mia incapacità nel riconoscere forme di potere e la mia perversione nello sfidarle quasi fosse un gioco.
In realtà mi sento come un animale: non caccio se non per istinto di sopravvivenza e quando la sfida si fa interessante iniziano le danze. La lotta che mi affascina è psicologia solo mente e resistenza.
Tranquilli non sono impazzita e non mi metterò ad ululare alla luna mi sto solo preparando al mio rientro in laboratorio dopo l’assenza opsedalieria.
Per ora mi concederò solo un rilassante fine settimana in cui riordinare le idee e diventare un po’ preda e un po’ predatore.
Un altro lunedì
Scritto da Fra in Quello che le donne direbbero
E’ di nuovo lunedì, la sveglia suona un ora dopo. RITARDO.
Doccia di corsa, caffè, armatura e sono pronta per questa giornata.
Qualche viso sorridente, notizie non troppo brutte, la colonna sonora del mio mp3 fatta ad oc, il sole alto in cielo e questa giornata non mi sembra poi così dura.
Rinvigorita da un fine settimana all’insegna di carezze e libri vedo tutto sotto una nuova luce, tornano l’ottimismo e la grinta che crerevo sepolte sotto le macerie di questi ultimi e pesanti mesi.
Merito anche del libro nel quale mi sono persa, il mio lato romantico si sente veramente appagato.
Oggi mi sento felice, e quando sono così la mia testa non è di questo mondo. Buon segno per me un pò meno per chi capita sul mio cammino. Un po’ svampita, viaggio su altre frequenze. Che bello, mi sento così leggera, così buffa. Devo dire che l’aver dimenticato di pettinarmi i capelli aiuta.
Mi sto concedendo un pò di relax post pranzo: caffé sigaretta, studio e poi libreria. Voglio il continuo del libro che ho appena letto letto.
Ebbene si, sono vittima della quadrilogia di Stephenie Mayer. Tutta colpa della mia amica. Dice che leggo libri troppo pesanti, troppo tristi allora mi ha lanciato questa sfida. Bene, l’ho persa clamorosamente, ho divorato Twilight in un giorno. Voi però non diteglielo altrimenti si monta la testa.
Tesoro maya
Scritto da Fra in Raccontami una storia
L’inverno sembra farsi faticosamente strada in questo marasma di cambiamenti climatici. Non è la mia stagione preferita, ma non nego di farmi stregare dai suoi riti quotidiani.
Il cielo uggioso, la bora che soffia, un maglione due taglie più grandi. Stringo tra le mani una tazza di tè fumante dal nome accattivante, tesoro Maya. Chissà dove mi condurrà. Mi perdo. Penso.
Penso al passato, che si fa breccia e ritorna portando a galla vecchi incubi, penso al braccio nero teso, penso alla giustizia che resta spesso solo una parola che riempie il vuoto.
Penso alla mia avversione per i militari, che spesso complica le mie relazioni sociali, penso alla mia vita. Penso a quale è la mia strada, il mio posto nel mondo.
Mi sento cinica e confusa. Le labbra sfiorano la porcellana calda, tè nero, cacao e caffè per un attimo inebriano i sensi. Un calore mi invade, una scintilla, una speranza. Un fuoco che ti brucia dentro e non puoi soffocare, non vuoi soffocarlo.
Sono in cerca in continuo mutamento.
Mi rifugio in una nuova storia, un altro libro per sognare, calmarmi e trovare un altro pezzetto di me.
Mi sento strana, un altro sorso placa la mia inquietudine ed una nuova notte sta per finire.
Et voilà
Scritto da Fra in Quello che le donne direbbero
Gentili telespettatri ritorno a pieno titolo tra voi, so che le vostre giornate senza di me cominciavano a perdere il loro senso. Tranquilli sono tornata.
In questo ultimo periodo di cose ne sono successe. Come non parlara della grande vittoria di Obama e dell’immancabile gaffe del nano che guida il nostro paese, non chè della sindrome alla pipo Baudo dei vari partiti :”l’ho scoperto io” , “sè pare vero…”.
Gran cosa quella di Obama, ora però, passato il fine settimana della sbranza euforica andrei avanti. La novità deve diventare un dato di fatto e poi non aspettiamoci miracoli in fondo restano sempre americani, di certo non procederanno al disarmo ne tanto meno sarà risolto il problema della fame nel mondo. Certo è, che sentire la parola gay nel primo discorso ufficiale, un luccichio negli occhi lo fa venire. Miracoli non me ne aspetto, spero che facciano del loro meglio, non saranno filantropi , basta solo che non ci schiaccino del tutto.
Poi che altro dire ,risolta la questione Alitalia , ma i piloti sono in sciopero- a voi lo confesso non è che ci abbia capito molto- ne sarà contenta Al Qaeda citando Gasparri.
La Gelmini continua a fare la calza in ministero e tra una sferruzzata e l’altra distrugge la scuola senza il minimo senso di colpa. Le proteste ora mai sono sempre più rade e come la migliore tradizione italialiana degli ultimi anni, qualche lamentela in un primo momento ma poi basta cambiare canale e tutto passa.
Io non lo so che cosa serva per svegliare veramente questo paese narcotizzato.
Vorrei alzarmi una mattina, sentire una gran confusione salire dalla strada e vedere tutti uomini, donne , bambini , giallli , verde e blu che chiedano giustizia per i loro diritti , che chiedano un paese migliore. Lo so la pizza di ieri sera era pesante e forse la mia sbronza euforica del fine settimana ancora non l’ho smaltita del tutto.
Quando la piazza tira
Scritto da Fra in Follie preferenziali
(Photo from La Repubblica - Edited and Copywrited by Ska & Fra)
Approfitto di quest’ora d’aria per scrivere un po’. Ultimamente ho trascurato il mio blog e il mondo telematico in genere a causa dei soliti imprevisti che ultimamente sembrano rincorrermi, modello ottava piaga d’Egitto.
Il periodo non è dei migliori e di cose da dire me ne escono talmente tante che non so da dove iniziare. La manifestazione del PD. Veltroni come Massimo Decimo Meridio, avrebbe dovuto gridare dal pulpito “scatenate l’inferno” ed i panni del finto gladiatore nell’arena gli sarebbero calzati a pennello. Speriamo che non vada in vacanza e continui a fingere opposizione.
La Gelmini che invece sembra simulare un diaologo poi sberleffa tutti e continua imperterrita nel suo piano di conquista del mondo genere Mignolo e Prof. Gli universitari, i ricercatori e gran parte del mondo scolastico continuano a scendere in piazza, anche se ancora troppi non sanno di cosa si stia parlando. Imitano gli struzzi fingendo che il problema non esista ed anzi che preroccuparsi del loro futuro sono afflitti per le sorti di Ciavarro sull’isola dei Famosi.
Ma sì, in fondo ridiamo sopra: il nostro è il bel paese, la gente va in giro in vespa, alza i calici, balla la taranta sotto casa e si fa una doccia fredda nella fontana di Trevi stringendo la mano a camorristi e criminali. Tutto va bene non ci sono problemi. Se non fosse per quei rompiscatole dei magistrati, degli ambientalisti, di chi si lamenta per un mondo migliore. In fondo cosa c’è che non va, forse in America fanno anche presidente uno di colore, più avanti di così.
E poi c’è il black berry, l’I-pod, l’I-phone e tante altre cose belle. Perchè parlare dei bambini appena nati che dormono nei cassonetti, forse è per questo che a scuola nessuno vuole sedersi vicino agli albanesi. Per forza: non si lavano. Che schifo, il nostro è un mondo civile, mica possiamo aprire le nostre classi a chiunque.
Io continuerei per ore, ma non vorrei annoiarvi con la parte della solita polemica.
Anche perchè, a dire il vero, questa 133 non è che l’ho capita un granchè. Mi informerò più avanti.
Ora guardo la Talpa.
133 volte no!
Scritto da Fra in Il mondo che vorrei
L’autunno è il mese delle riflessioni, della nostalgia, di ciò che è stato, di ciò che avrebbe dovuto essere, di ciò che abbiamo perso per strada.
Nel giorno del mio ventiseiesimo compleanno osservo con la morte nel cuore un paese stremato, giunto al giro di boa, allo sbando e governato da un manipolo di ipocriti incompetenti.
L’istruzione già duramente colpita dal decreto Moratti, incassa l’ultimo colpo inflittole dalla campionessa dei pesi piuma:Maria Star Gelmini. Lo sfidante non ci sta, non si dichiara vinto, raccoglie le ultime forze, fa fondo alla poca dignità che gli resta e scende in piazza; occupa le scuole, le università. Docenti, maestri, ricercatori, studenti, genitori, scendono tutti in campo per restituire quel briciolo di dignità alla scuola pubblica affinche non diventi un ghetto, un riciclaggio di corsi di laura, un accozzaglia di niente.
“Anche l’operaio vuole il figlio dottore” .
Il primo giorno di università i miei genitori avevano le lacrime agli occhi, figlia di operai a loro volta figli di contadini, la prima della famiglia che fa il grande salto. Che dire della prima volta che il mio nome è comparso su di una ricerca. Come glielo spiego che ora le porte sono chiuse, per dirla in breve “chi c’è c’è chi non c’è non cè, chi è stato è stato e chi stato non è”.
Per chi ha lottato prima di me, per i sacrifici della mia famiglia, per i miei sudori mi regalo un sogno scenderò in piazza, occuperò, griderò non mi arrendo. Nessuno può toglierci il diritto di studiare, di sognare in un domani migliore.







Tags: natale di merda