

Lupo solitario
Author: Fra
Avevo otto anni, quando andai per la prima volta al Parco Nazionale d’Abruzzo . Quel giorno accadde una cosa che mi segnò per tutta la vita.
Guardavo questo parco immenso, verde, in una radura riuscii a vedere un branco di lupi. Erano stupendi, forti,uniti, fieri. Quell’animale selvaggio entro nel mio cuore per non uscirne più.
Qualche ora più tardi ci portarono in un rifugio, una specie di zoo, se chiudo gli occhi vedo ancora le immagini nitide, chiare il respiro si ferma per un secondo. Quegli occhi persi nel vuoto mi fissano, ma in realtà stanno attraversandomi vanno a quelle montagne che da tempo non vede più. Forse non le ha mai viste, quel lupo dal pelo opaco, che non sa più ululare, che vive in uno spazio di due metri. Forse non ricorda le sue montagne, ma c’è qualcosa dentro di lui che gli dice che è in gabbia e che è un lupo solo a metà, forse non lo è mai stato.
In Italia stanno accadendo cose strane, ci stanno facendo credere che va tutto bene, qualche malumore ma una pacca sulla spalla un bel sorriso ed è tutto risolto, siamo tutti amici.
Ci stanno facendo credere che siamo liberi. Noi non siamo liberi, è vero non vediamo le maglie metalliche della nostra recinzione, non le percepiamo fino a che qualche testa calda non ci sbatte contro. Quel rumore metallico, le zampe che scavano, riportano qualcuno alla realtà. Allora la rabbia si fa più forte, ti avvicini alla rete, ti senti braccato, corri, tiri calci, combatti con tutte le tue forze per uscire dalla recinzione. Ma le guardie del parco sono furbe, sanno come fare. Basta un sedativo, la bestia cade a terra inerme. Basta allontanarla, gettare gli ossi agli altri, la rivolta è sedata.
Ancora una volta abbiamo perso possibilità di ululare ululare.
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